Ternana, il tribunale fissa una seconda asta dopo la rinuncia dei calciatori agli stipendi arretrati

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Mentre il baratro dei dilettanti sembrava ormai l’unico orizzonte percorribile per la Ternana Calcio, la fumata nera della prima asta giudiziaria ha lasciato spazio a un flebile spiraglio di sopravvivenza. La procedura fallimentare, che aveva registrato il silenzio degli offerenti nella giornata di martedì decretando il passaggio del club dal professionismo alla galassia dei campionati minori, potrebbe infatti riaprirsi nei primissimi giorni della prossima settimana. I liquidatori della società rossoverde starebbero predisponendo un secondo esperimento di vendita per il ramo sportivo, un’operazione resa possibile – questa è la vera novità – dalla volontà di chi la maglia la indossa o ha lavorato nell’ombra di rinunciare a quanto gli spetta. Calciatori, dirigenti e collaboratori si sono detti disposti a tagliare le mensilità arretrate, un sacrificio che, riducendo il peso del monte debitorio, potrebbe finalmente rendere appetibile il costo dell’operazione per eventuali investitori.

Lo slancio del gruppo squadra e il via libera del tribunale

È una di quelle mosse che, nel calcio moderno, si fanno sempre più rare: di fronte al rischio concreto di veder sparire la società, la componente lavorativa ha scelto di mettere da parte gli interessi personali per provare a salvare il salvabile. L’orientamento emerso dalle fonti vicine alla curatela, e ripreso dalle agenzie di stampa, parla chiaro: la rinuncia a una parte consistente degli stipendi pregressi da parte del gruppo squadra è la chiave che ha convinto il tribunale a concedere una seconda chance. Senza questo sacrificio economico, la rideterminazione del passivo non sarebbe stata così significativa; ora invece la cifra delle pendenze potrebbe scendere a sufficienza per attirare quei soggetti che, nella prima asta, avevano preferito desistere spaventati dall’entità dei debiti. Nessuno si sbilancia su importi definitivi, ma l’effetto pratico di questa rinuncia sarà quello di alleggerire alcune poste critiche legate ai contratti di lavoro, offrendo un margine di manovra ai curatori fallimentari che stanno già lavorando a tempi stretti per fissare la nuova data.

Politica e tifoseria: la giunta regionale rompe il silenzio

In un quadro dove la tensione è palpabile – dimostrata dagli striscioni comparsi contro il primo cittadino e dagli scontri verbali che hanno animato i social network tra i sostenitori delle Fere – è arrivata anche la presa di posizione ufficiale della giunta regionale dell’Umbria. Attraverso una nota diffusa nel pomeriggio di mercoledì, l’amministrazione ha voluto esprimere «profondo rammarico e vicinanza a tutto il mondo rossoverde», sottolineando come la possibile scomparsa del professionismo ternano rappresenti un evento traumatico che non ferisce solo la città dell’acciaio ma l’intero tessuto sociale e sportivo della regione. È un intervento che mette nero su bianco il carattere straordinario della perdita, spostando l’attenzione dal mero dato sportivo a quello identitario, in un momento storico in cui la città cerca ancora di metabolizzare il fallimento giudiziale di un club che ha segnato un secolo di passioni.

La procedura e l’ultima chiamata entro il 6 giugno

C’è però un cronometro che scorre inesorabile, e chi gestisce la liquidazione lo sa bene. La Federazione ha fissato per il 6 giugno il termine ultimo per l’attribuzione del titolo sportivo alla società che risulterà aggiudicataria del ramo d’azienda. Di conseguenza, la seconda asta – che secondo le indiscrezioni più accreditate potrebbe tenersi già lunedì prossimo – rappresenta di fatto l’ultima chiamata prima dello scioglimento definitivo. Si tratta di un’opportunità nata in extremis, frutto della rinuncia collettiva di calciatori e collaboratori alle mensilità maturate, un elemento che ha completamente ridisegnato il perimetro della trattativa. Se in questa tornata si presenteranno compratori, i rossoverdi potranno ancora sperare di mantenere la categoria; in caso contrario, la strada che porta all’Eccellenza o alla Serie D sarà purtroppo l’unica praticabile, chiudendo un capitolo doloroso per l’intero calcio umbro.

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