Bassetti e la sfida dell’hantavirus: il Cotugno in trincea con Spallanzani e Sacco. “Non è un nuovo Covid”

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Non sarà la storia a ripetersi, almeno non con le modalità che molti temono, eppure il sistema di monitoraggio resta in stato di allerta. A fornire un quadro chiaro della situazione, smontando facili analogie con il recente passato, ci pensa Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova nonché presidente della Società Italiana di Terapia Antinfettiva. L’infettivologo, intervenuto più volte nei dibattiti pubblici mentre cresceva l’attenzione per i focolai internazionali, ha voluto innanzitutto distinguere questa minaccia da quella che abbiamo imparato a conoscere durante la pandemia; la sua voce, in questo senso, è stata netta nel definire “una bruttissima figura” chi tenta di paragonare il virus dei topi al Sars-CoV-2, specificando che il livello di contagiosità è ben diverso, paragonabile piuttosto a quello di un’influenza stagionale.

Se da un lato si placa l’allarme sulla velocità di diffusione, dall’altro emerge la preoccupazione per l’aggressività del patogeno e la prontezza delle strutture. Ed è proprio su questo secondo fronte, quello dell’assistenza e del ricovero, che Bassetti ha tracciato la mappa dei presidi d’eccellenza pronti a intervenire. In primo piano, spicca il ruolo del Cotugno di Napoli, che – insieme allo Spallanzani di Roma e al Sacco di Milano – rappresenta il vertice della piramide infettivologica nazionale. Secondo il racconto del primogeno, questi tre poli non sono solo nosocomi specializzati, ma vere e proprie cittadelle dell’isolamento, capaci di gestire eventuali pazienti sintomatici grazie a reparti dotati di strutture ad alta protezione.

La rete sul territorio e le differenze regionali

Non si tratta però solo dei grandi centri, perché – come precisa lo stesso specialista – esiste una “rete infettivologica sul territorio” già rodata e in funzione. Questa capillarità, costruita principalmente grazie ai fondi stanziati dalla legge sull’Aids tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, garantisce che ogni regione possa contare su compartimenti stagni all’interno dei policlinici generalisti. L’esempio virtuoso, citato da Bassetti, è lo stesso San Martino di Genova, che ospita forse il più grande padiglione di infettive all’interno di una struttura generalista italiana. A questo si aggiungono realtà di altissimo livello come il Niguarda, il San Raffaele, il Policlinico di Bari e quello di Palermo.

Tuttavia, l’operatività di questo scudo non è uniforme, e qui l’infettivologo ha voluto sottolineare un aspetto critico legato alla governance. L’analisi indica che, sebbene i reparti esistano e siano funzionanti, il paese soffre di una frammentazione operativa dettata dai “21 sistemi sanitari regionali”, i quali – come lamenta lo stesso Bassetti – tendono a muoversi spesso in ordine sparso senza una strategia univoca. Questa considerazione non inficia la prontezza dei singoli ospedali, ma evidenzia una complessità gestionale che potrebbe rallentare una risposta coordinata su larga scala se i numeri dei contagi dovessero aumentare.

La situazione dei contagi e il caso della crociera

L’attenzione mediatica, che ha riportato l’hantavirus sotto i riflettori nazionali, trae origine da un focolaio specifico che nulla ha a che vedere con il suolo italiano. Il focolaio è scoppiato sulla nave da crociera Hondius, e i collegamenti con l’Italia sono rappresentati da alcuni viaggiatori – quattro per la precisione – risultati finora asintomatici e sottoposti a sorveglianza attiva dalle autorità sanitarie. Proprio in merito a questi casi, Bassetti ha invitato a non gridare “al lupo al lupo”, ricordando come non tutti i passeggeri in arrivo dall’Argentina siano necessariamente positivi e come il ministero della Salute abbia già diramato le opportune circolari per gestire le quarantene e i test, mantenendo alta la prudenza senza alimentare il panico.

Sul fronte della contagiosità, il medico ha voluto fare chiarezza sul modus operandi del virus: a differenza di quanto accadeva durante le fasi acute del Covid, l’hantavirus (nella sua variante presente in Sudamerica, simile all’Andes virus) presenta una trasmissione interumana molto limitata. La sua pericolosità, spiega, risiede semmai nella lunghezza del periodo di incubazione – che può arrivare a diverse settimane – e nella rapidità con cui, nei casi sintomatici, può evolvere verso una sindrome respiratoria severa. Nonostante questo profilo di maggiore “violenza” clinica, la scarsa capacità di trasmettersi tra persone lo rende epidemiologicamente più simile a un incidente circoscritto che a una pandemia dilagante.

La preparazione degli ospedali e il ruolo della politica sanitaria

In conclusione del suo intervento, Bassetti ribadisce che il paese non parte da zero, anzi. Gli investimenti post-pandemici e quelli storici hanno lasciato in eredità un patrimonio di competenze e barriere fisiche (le famose aree ad alto isolamento) che molti altri paesi ci invidiano. I tre ospedali sentinella – Cotugno, Spallanzani, Sacco – sono già in prima linea anche se, allo stato attuale, non si registrano pressioni significative sulle corsie. La loro funzione, al momento, è prevalentemente diagnostica e di coordinamento.

L’auspicio, sottolineato dall’infettivologo, è che questa architettura non venga dispersa, soprattutto in un momento storico in cui la politica sanitaria sembra diversificarsi eccessivamente su base territoriale. Se da un lato la macchina dei grandi centri e della rete diffusa è già calda e pronta a fronteggiare qualsiasi emergenza legata al “virus dei topi”, dall’altro rimane la consapevolezza che la forza della catena dipende dagli anelli più deboli: per questo, tenere uniti i reparti sotto un’unica direttrice nazionale rappresenta la vera sfida per i prossimi mesi.

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