Autovelox in Italia: una sentenza potrebbe cambiare tutto
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Redazione Interno
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Un avvocato ha recentemente vinto una battaglia legale che potrebbe avere ripercussioni significative sul sistema di controllo della velocità in Italia. Andrea Nalesso, con un semplice ricorso, ha sconfitto il Comune di Treviso, aprendo una breccia che potrebbe portare migliaia di automobilisti a contestare le sanzioni amministrative e a rifiutarsi di pagarle.
La questione dell'omologazione
La legge italiana, attraverso l'articolo 142 del Codice della Strada, richiede che gli autovelox siano omologati per poter essere considerati strumenti validi per l'accertamento delle violazioni dei limiti di velocità. Questo significa che devono essere sottoposti a una specifica procedura di omologazione che attesta la loro affidabilità e precisione. Le multe rilevate con autovelox non omologati sono spesso annullabili.
Il caso di Nalesso
Il 4 novembre 2020, Nalesso è stato sorpreso a viaggiare a 96,4 chilometri orari su un tratto di tangenziale dove il limite è di 90. Ricordandosi di un giudice di pace che si era già espresso su quello stesso autovelox, autorizzato ma non omologato, ha deciso di impugnare la sanzione.
Le possibili conseguenze
La sentenza, se confermata in Cassazione, potrebbe creare un precedente pericoloso per molte amministrazioni. Infatti, se gli autovelox non sono omologati, le multe elevate con questi strumenti potrebbero essere annullate, mettendo a rischio sanzioni per milioni di euro. Questo potrebbe portare al crollo del sistema autovelox come lo conosciamo oggi.
La battaglia contro gli autovelox non è stata vinta dai giustizieri fuorilegge che hanno abbattuto decine di apparecchi in mezza Italia, ma da un avvocato che ha agito in punta di diritto. Con un semplice ricorso contro la sovvenzione, la cui sentenza è stata impugnata dal Comune di Treviso e portata in Cassazione, Nalesso potrebbe aver cambiato il futuro del controllo della velocità in Italia.




