Meloni a Bruxelles: “No all’intesa Trump-Putin sul gas russo”

Meloni a Bruxelles: “No all’intesa Trump-Putin sul gas russo”
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Consiglio europeo di due giorni si è aperto oggi a Bruxelles con un’agenda fitta e tensioni già evidenti sui conti e sul sostegno all’Ucraina. Prima dell’avvio formale dei lavori, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha presieduto, insieme al presidente romeno Nicușor Dan, l’incontro degli “Amici della coesione”, il gruppo di 17 leader europei che difende le politiche tradizionali del bilancio Ue.

Sul tavolo dei capi di Stato e di governo ci sono il Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 e il dossier ucraino, con lo spettro dell’accordo sul gasolio russo annunciato da Donald Trump che continua ad agitare le cancellerie.

La posizione italiana sull’intesa sul gasolio

«È stata una scelta rischiosa e non condivisibile quella effettuata di riaprire il mercato ai russi», ha dichiarato da Bruxelles il ministro degli Esteri Antonio Tajani, commentando l’accordo sul gasolio raggiunto da Russia e Stati Uniti e annunciato dal presidente americano. «Riteniamo che le sanzioni siano lo strumento più forte per convincere i russi a sedersi al tavolo della pace», ha aggiunto, «adesso bisogna assolutamente fare in modo che la Russia si sieda al tavolo dei negoziati insieme all’Ucraina».

Il vicepremier ha poi ribadito l’importanza di continuare a sostenere Kiev dal punto di vista politico e finanziario, ma anche in termini di aiuti nel campo dell’energia, perché «in inverno si combatte non solo con le armi, ma anche con strumenti che permettono di produrre energia».

Non era scontato che Meloni dicesse ciò che ha detto in Parlamento alla vigilia del vertice: «L’intesa sul gasolio russo annunciata venerdì scorso dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è una scelta che considero molto rischiosa». La premier ha spiegato che l’aumento dei carburanti è dovuto alla guerra in Iran, non al conflitto in Ucraina.

«Dunque, il risultato di questa scelta è dubbio, mentre i rischi sono chiari», ha aggiunto: «una legittimazione per Mosca, mentre le sue bombe continuano a cadere sulle città ucraine, nuove entrate con cui finanziare la guerra e un implicito indebolimento della leva sanzionatoria».

La partita sul bilancio Ue

Sul fronte del prossimo bilancio pluriennale, i 17 leader del gruppo hanno adottato una dichiarazione congiunta che fissa quattro priorità per il negoziato. «Abbiamo deciso di restare uniti nel negoziato sul prossimo bilancio Ue attorno a quattro priorità», ha scritto Meloni sui social: «risorse sufficienti per affrontare tutte le priorità comuni; salvaguardare coesione e agricoltura sia sul piano delle risorse sia su quello delle regole di finanziamento; contribuzioni eque da parte degli Stati membri; no agli sconti sui contributi nazionali».

La dichiarazione sottolinea che il bilancio deve essere «ambizioso, equo ed equilibrato, capace di affrontare le nuove sfide, salvaguardando al contempo le politiche fondamentali dell’Unione sancite dai Trattati».

In parallelo si è riunito il gruppo dei cosiddetti “frugali” – Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Austria, Svezia, Finlandia e Belgio – che continua a premere per una riduzione della spesa. Il cancelliere austriaco Christian Stocker ha spiegato che il gruppo «si sta allargando» e che «insieme finanziamo circa il 40% del bilancio dell’Ue», ma la proposta attuale «è ancora decisamente troppo elevata e non costituisce una base per un accordo».

Il dossier ucraino e la partita negoziale

Sul fronte ucraino, l’attenzione resta concentrata sulle conseguenze dell’intesa annunciata dalla Casa Bianca. Secondo quanto riferito, l’accordo prevede la fornitura di oltre 300mila tonnellate di gasolio russo, con ulteriori 500mila tonnellate a novembre e un milione in seguito, accompagnate da una sospensione temporanea di sei mesi delle sanzioni statunitensi sulle forniture.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche sull’accordo, ma l’Alto rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas, ha parlato di «maggiori entrate per finanziare la guerra» e ha annunciato che lunedì i ministri degli Esteri dell’Ue approveranno «il più ampio pacchetto di sanzioni contro la macchina bellica russa dall’inizio della guerra».

Meloni ha anche rilanciato la proposta di individuare una figura autorevole con il mandato dei 27 Stati membri per rappresentare l’Unione europea al tavolo negoziale. «L’Europa deve partecipare alle trattative per la pace in Ucraina con una voce sola, evitando divisioni che finirebbero per avvantaggiare Mosca», ha detto, sottolineando che «un’Europa che si divide sui formati offre un’immagine di sé infantile, ed è l’unico vero regalo che possiamo fare a Mosca».

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