Rafa Leao e il fashion system: la sfilata per adidas alla Milano Fashion Week e le polemiche social

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’altra sera, tra gli scranni e i chiostri dell’Università Bocconi, trasformati per l’occasione in un palcoscenico laico e patinato, il mondo del calcio e quello dell’alta moda si sono incontrati, o forse sarebbe più corretto dire scontrati, dando vita a quella che gli organizzatori hanno battezzato “Unexpected”. Protagonisti dell’evento, voluto e curato da adidas per il suo debutto ufficiale nel calendario della Milano Fashion Week, non erano solo i consueti modelli d’eccezione o i rapper di grido come Mahmood, che ha chiuso la serata con una performance costruita appositamente per l’occasione, ma una schiera di atleti, olimpionici e calciatori. Tra questi, a catalizzare l’attenzione di fotografi e telecamere, c’era anche Rafael Leao, l’attaccante portoghese del Milan, la cui presenza in passerella, per quanto non fosse certo una novità assoluta, ha riacceso quasi immediatamente il dibattito, spesso sterile, sui social network a proposito dei suoi impegni extra-calcistici.

Una passerella di campioni e un Titolo che è tutto un programma

Lo show, suddiviso in tre atti distinti, aveva l’ambizione dichiarata di voler ridefinire il dialogo, sempre più stretto e osmotico, tra la performance atletica e l’estetica sartoriale. Nel primo atto, modelli e ballerini hanno animato lo spazio con coreografie diffuse, indossando capi che mescolavano l’heritage del marchio con uno sguardo proiettato al futuro. Il secondo atto, però, è stato quello che ha fatto battere il cuore agli appassionati di sport: una vera e propria sfilata di campioni, chiamati a interpretare il legame tra il brand e la storia del calcio italiano. Con indosso la maglia della Nazionale degli anni Settanta, nella sua reinterpretazione contemporanea, è sfilato Alessandro Del Piero, figura iconica e trasversale. Insieme a lui, a rappresentare il presente e il futuro del nostro campionato, c’erano Federico Dimarco e Davide Frattesi dell’Inter, Giacomo Raspadori, e poi Rafael Leao, a fianco di atleti di altre discipline come la biatleta Dorothea Wierer, lo schermidore Gabriele Anakin e il cestista Carsen Edwards. Il terzo atto, infine, è stato tutto per Mahmood, che con la sua tuta rossa impreziosita da Swarovski ha chiuso la narrazione, unendo la musica alla moda in un continuum performativo.

Il torso nudo e lo stile esuberante di Leao nel mirino dei tifosi

Tuttavia, se la scelta di adidas è stata quella di puntare su un messaggio di contaminazione positiva e di rottura degli schemi tradizionali — come ha del resto sottolineato Alessandra Furia, Senior Brand Director del brand, spiegando che oggi lo sport non influenza più soltanto la moda ma ne diventa parte integrante -2 — una parte del pubblico, specialmente quella più legata al tifo rossonero, sembra non gradire affatto questa commistione. Leao, che da tempo manifesta una spiccata passione per il fashion system e che ha persino una sua linea di abbigliamento, la Way 45, si è presentato in passerella con il suo consueto stile esuberante: giacca e pantaloni di jeans, il torso completamente nudo, un look che ha fatto il giro del web in poche ore. E se da un lato i magazine di settore e gli appassionati di moda hanno apprezzato la disinvoltura e la fisicità del calciatore, dall’altro lato, come spesso accade in questi ultimi mesi, sui profili social dedicati al Milan è iniziata la solenne processione di critiche. C’è chi lo accusa di distrarsi, chi di pensare più alle passerelle che al campo, quasi che la sua presenza a un evento mondano, per quanto mediaticamente rilevante, potesse inficiare la sua concentrazione in vista dei prossimi impegni di campionato.

Il doppio ruolo dell’atleta moderno tra rendimento e immagine

D’altronde, non è la prima volta che Leao finisce al centro di simili polemiche. Già lo scorso giugno, durante un’altra edizione della Fashion Week, aveva sfilato per Domenico Formichetti insieme al rapper Tony Effe, in un evento che si teneva all’interno di una caserma milanese trasformata per l’occasione in un cortile carcerario. Allora come oggi, la sua partecipazione aveva diviso l’opinione pubblica, in un dibattito che ormai si ripropone ciclicamente e che vede contrapposti i sostenitori del calciatore a tutto tondo, libero di coltivare interessi extra-calcistici, e i cosiddetti “tifosi della domenica”, per i quali l’unico modo per giudicare un professionista resta esclusivamente la prestazione sul rettangolo verde. La verità, forse, è che il calciatore moderno, specialmente uno come Leao che ha un contratto di sponsorizzazione proprio con adidas, è ormai un brand a sé, un testimonial la cui immagine pubblica vale quanto (e a volte più) di un gol segnato. E mentre lui posava per i fotografi, consapevole del suo ruolo e del suo appeal mediatico, a pochi metri di distanza, nella stessa sera, sfilavano anche i suoi colleghi e avversari, a testimoniare come questa ibridazione tra sport e spettacolo sia ormai una strada intrapresa e senza ritorno.

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