Coppa Italia, l’Inter vola in finale tra parate da hockey e un futuro tra i pali tutto da decifrare
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Redazione Sport
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Non solo il destro chirurgico di Hakan Calhanoglu o la zampata decisiva di Petar Sucic, subentrato per ribaltare l’inerzia di una semifinale che sembrava compromessa. A spingere l’Inter verso l’appuntamento del 13 maggio a Roma – dove ad attenderla ci sarà una tra Atalanta e Lazio – c’è stata anche una tecnica mutuata da altri sport, una sorta di archeologia dei movimenti che trasforma il portiere in uno specchio d’acqua solido e impenetrabile. Ci riferiamo, naturalmente, alle mani e al di Josep Martinez, il 27enne spagnolo classe 1998 che martedì sera a San Siro ha riscritto – forse – il copione del suo destino nerazzurro.
La prestazione dello spagnolo, cresciuto nella scuola del Barcellona e arrivato dal Genoa per 14 milioni di euro nell’estate del 2024, è stata una lezione di biomeccanica applicata al calcio. Per tre volte, nel corso della sfida vinta 3-2 contro il Como di Fabregas, Martinez ha negato la gioia del gol agli avversari con interventi che sembrano copiati dal manuale dell’hockey su ghiaccio o del futsal: braccia larghe a coprire lo specchio della porta, gambe pronte a divaricarsi come una “farfalla” – quella che i goalie sul ghiaccio chiamano butterfly – per aumentare la superficie d’impatto. Prima su Martin Baturina, poi sulla conclusione a tu per tu di Assane Diao – una parata che ha tenuto vivo il risultato sull’1-2 – e infine nel finale su Caqueret; ogni volta il di “Pepo” ha occupato lo spazio giusto, trasformando tiri potenti in respinte quasi banali per chi non conoscesse la complessità del gesto. La sua reazione social, una frase che suona come una dedica (“Che bello il calcio quando diventa pazzo, ci vediamo a Roma”), suggerisce la consapevolezza di avere acceso un fuoco sotto le proprie quotazioni.
Il nodo del mercato: tra i veleni di Appiano e la pista Vicario
Ma se l’estasi della rimonta regala illusioni di gloria immediata, la realtà del calcio moderno impone di fare i conti con il calendario e le scelte di gestione. E per Martinez, nonostante la notte magica, il terreno sotto i piedi rimane scivoloso. Da mesi, il suo nome è al centro di un dilemma di mercato che coinvolge il futuro dell’intero reparto: Yann Sommer è in scadenza a giugno e corteggiato dal Basilea, mentre il club nerazzurro tiene d’occhio la situazione del Tottenham, in lotta per non retrocedere in Premier League, per assicurarsi il cartellino di Guglielmo Vicario. Sembrava quindi scritto che lo spagnolo, dopo appena una stagione da secondo, dovesse salutare Milano per trovare quella continuità che a 27 anni inizia a essere irrinunciabile.
Eppure, a complicare il quadro, ci sono i rapporti interni allo spogliatoio e le rigidità tattiche di Cristian Chivu. I detrattori dello spagnolo, o forse semplicemente i cronisti della Gazzetta dello Sport, hanno messo nero su bianco un retroscena che sa di veleno silenzioso: Martinez pagherebbe alcuni “ritardi ad Appiano”. Non si parla di assenze ingiustificate, ma di quei pochi minuti di ritardo – continui, secondo le indiscrezioni – che per un tecnico come Chivu rappresentano una violazione delle regole basilari dello spionaggio di gruppo. Per preservare la disciplina, l’allenatore avrebbe quindi preferito affidarsi a Sommer in campionato, relegando “Pepo” a un ruolo da comprimario che stride con l’investimento economico fatto dalla dirigenza.
Il nodo dell’incidente e il futuro in bilico
Un altro elemento pesa sulla bilancia e non può essere taciuto nel raccontare la stagione del portiere spagnolo, inserendolo a pieno titolo tra i fatti di cronaca che si intrecciano con la cronaca sportiva. Martinez è attualmente indagato per omicidio stradale in seguito a un incidente avvenuto alla fine di ottobre nei pressi di Appiano Gentile. Un’ombra lunga che inevitabilmente ha segnato il suo percorso mentale e fisico, spingendo la società a gestire con estrema cautela la sua esposizione mediatica e il minutaggio. Il fatto che, nonostante questo contesto drammatico, Chivu lo abbia schierato dal primo minuto nella semifinale di Coppa Italia – e che lui abbia risposto con il muro eretto sotto la curva – rappresenta un piccolo atto di fiducia, o forse solo l’ennesima cartina al tornasole per valutarne la tenuta.
Il suo procuratore, dal canto suo, tira dritto: “Josep ha rispettato le decisioni, ha lavorato in silenzio. Ora è tempo di vincere titoli, non di parlare del futuro”. Tradotto: lo spagnolo ha le valigie pronte, ma ha alzato il prezzo del biglietto. Se l’Inter vuole davvero sostituirlo con Vicario, dovrà trovare una sistemazione dignitosa per il suo attuale portiere, che ha un contratto fino al 2029 e un ingaggio da 1,5 milioni di euro. Dall’altra parte, c’è anche l’ipotesi di un clamoroso “ribaltone” dopo aver conquistato la finale: la permanenza non è più un’utopia come sembrava a gennaio, perché mostrare le parate di San Siro ai futuri acquirenti equivale a chiedere una valutazione più alta, o semplicemente a dimostrare a Chivu che il “pazzo” in porta è una risorsa, non un problema.




