Von der Leyen vede Draghi, rilancio Ue sulla competitività: l’autunno della svolta
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha incontrato a Bruxelles Mario Draghi per un faccia a faccia che aveva un obiettivo preciso: verificare lo stato di attuazione delle raccomandazioni contenute nel rapporto sul futuro dell’economia continentale, quello che ormai tutti chiamano il rapporto Draghi, e preparare il terreno per un rilancio politico che l’esecutivo comunitario intende mettere in campo già a partire dall’autunno.
L’incontro, che arriva a quasi due anni dalla presentazione di quel documento considerato fondamentale per la competitività del Vecchio Continente, ha messo in luce luci e ombre: se da un lato la Commissione rivendica di aver messo in moto un meccanismo virtuoso, dall’altro i dati parlano chiaro e raccontano di un’attuazione ancora parziale, con molte delle 383 raccomandazioni ancora in attesa di essere tradotte in interventi concreti.
Un'azione concreta per il mercato unico
Al centro del colloquio tra von der Leyen e Draghi, la tabella di marcia “One Europe, One Market” presentata dalla presidente a febbraio, che rappresenta il pilastro della strategia per la competitività. Si tratta di un piano ambizioso che punta a trasformare il mercato unico, ancora oggi frammentato in 27 realtà nazionali diverse, in un vero e proprio spazio economico integrato capace di competere con Stati Uniti e Cina.
Nel corso dell'incontro, la presidente della Commissione ha ribadito che l’Europa “fa sul serio” e che si stanno “abbattendo le barriere in tutti i settori dell’economia”, sostenendo “l’innovazione rivoluzionaria, dall’intelligenza artificiale alle tecnologie pulite”. Il mercato unico, con le sue barriere non tariffarie che secondo il Fondo Monetario Internazionale pesano per il 44% sui beni e per il 110% sui servizi, è da tempo considerato un freno per le imprese europee.
La strategia prevede quindi un’azione su più fronti: la semplificazione normativa attraverso pacchetti omnibus che dovrebbero ridurre gli oneri amministrativi per circa 15 miliardi di euro all’anno, la creazione di un “28esimo regime” (EU Inc.) per consentire alle aziende di operare con un unico quadro giuridico in tutta l’Unione, e il rilancio dell’Unione del risparmio e degli investimenti per mobilitare i capitali privati.
Il nodo degli investimenti e la prova dei fatti
Nonostante le dichiarazioni ottimistiche, il rapporto tra le intenzioni e la realtà resta segnato da un divario significativo. L’osservatorio indipendente che segue l’attuazione del rapporto Draghi ha stimato che a oggi solo 60 delle 383 raccomandazioni siano state pienamente realizzate, una percentuale pari al 15,7 per cento del totale, mentre 225 risultano ancora da attuare. A pesare è soprattutto la lentezza con cui procedono le riforme strutturali, quelle che richiedono agli Stati membri di superare gli interessi nazionali e condividere risorse e competenze.
Tra i nodi irrisolti, rimangono l’unione dei mercati dei capitali, il completamento del mercato unico dell’energia – dove i prezzi per l’industria sono da due a tre volte più alti rispetto a Stati Uniti e Cina – e la creazione di strumenti comuni per finanziare investimenti su larga scala. Draghi, nel suo rapporto, aveva stimato la necessità di centinaia di miliardi di euro di investimenti aggiuntivi ogni anno, e il tema del reperimento delle risorse resta centrale.
Nel colloquio con von der Leyen non si sarebbe parlato di un nuovo ricorso immediato al debito comune, un tema che continua a dividere i governi europei, ma la posta in gioco è alta: senza nuovi strumenti condivisi, il rischio è che le differenze tra i Paesi con maggiore spazio fiscale e quelli con conti pubblici più fragili si amplino, minando proprio quel mercato unico che si vuole rafforzare.
L’autunno decisivo per l’agenda Draghi
L’incontro di Bruxelles è stato il primo passo di un percorso che dovrebbe culminare con un pacchetto di proposte in autunno, in tempo per il discorso sullo stato dell’Unione e per dare nuovo slancio a una legislatura fin qui appesantita dalle divisioni interne e dagli scenari di crisi, come la guerra in Ucraina e le tensioni in Medio Oriente. La Commissione intende arrivare a settembre con un piano d’azione che includa un calendario più serrato per le iniziative legislative e per l’applicazione delle misure già concordate.
Il momento è considerato cruciale anche in vista del prossimo bilancio pluriennale dell’Unione (2028-2034), la cui negoziazione, come sottolineato dal programma della presidenza irlandese di turno, sarà uno dei dossier principali del semestre. La partita che si giocherà nei prossimi mesi è dunque decisiva per determinare se il rapporto Draghi rimarrà una mappa dettagliata dei problemi europei o se diventerà la base concreta per una nuova politica industriale comune.
La Commissione, dal canto suo, ha già incanalato le sue priorità nel semestre europeo, con l’obiettivo di stimolare la competitività, la produttività e la sicurezza economica, e si prepara a chiedere agli Stati membri uno sforzo maggiore nell’attuazione delle riforme, anche attraverso i piani di partenariato nazionale e regionale che saranno finanziati dal prossimo Quadro Finanziario Pluriennale. La sfida, insomma, è quella di trasformare l’urgenza in azione, ma il tempo stringe.




