Buoni fruttiferi postali, tassi al 4% per chi investe entro maggio

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Se c’è uno strumento che ha attraversato la storia economica italiana senza mai perdere il favore dei risparmiatori, quello è proprio il buono fruttifero postale. Introdotti nel lontano 1924 per incentivare il risparmio popolare, quei titoli hanno poi accompagnato intere generazioni – dalle ricostruzioni del dopoguerra fino all’euro – diventando una presenza fissa nei cassetti delle famiglie. Solo nel 2025, tra buoni e libretti, la raccolta complessiva ha raggiunto quota 320 miliardi di euro: un dato che dice molto sulla fiducia riposta in un prodotto emesso da Cassa Depositi e Prestiti, collocato da Poste Italiane e, soprattutto, garantito dallo Stato. Nessun costo di sottoscrizione né di rimborso, tassazione agevolata e una sicurezza percepita che i concorrenti faticano a eguagliare.

Rendimenti ritoccati all’insù per restare competitivi

Di recente, quegli stessi buoni hanno subito una revisione al rialzo dei tassi, mossa necessaria per accrescerne l’appeal di fronte ad alternative come i titoli di Stato. Il confronto con i BTP – questi ultimi emessi dal Tesoro e anch’essi garantiti dallo Stato – diventa inevitabile per chi cerca un porto sicuro senza rinunciare a una remunerazione dignitosa. Ma c’è un’offerta, limitata nel tempo, che sta catalizzando l’attenzione dei risparmiatori più attenti: il nuovo Buono Premium 4 anni, distribuito da Poste Italiane e sempre emesso da Cassa Depositi e Prestiti, promette un rendimento annuo lordo del 3% alla scadenza. Un tasso non eclatante se paragonato ai picchi del passato recente, ma ancora solido in un contesto dove la Banca Centrale Europea avvia una fase discendente.

La scadenza del 7 maggio e la “nuova liquidità” come clausola decisiva

Chi volesse approfittarne ha tempo fino al 7 maggio 2026, data oltre la quale l’offerta decadrà. C’è però un dettaglio – tutt’altro che secondario – che ne definisce l’accesso: il buono è riservato esclusivamente a chi apporta nuova liquidità. Non si tratta, cioè, di un semplice rinnovo di vecchie sottoscrizioni, ma di capitali freschi provenienti da altri circuiti bancari o finanziari. Questa clausola, che costituisce il cuore dell’operazione commerciale, mira a far affluire risparmio “nuovo” nel perimetro di Poste, premiando chi sposta risorse invece di chi le mantiene ferme altrove. L’orizzonte temporale è di quattro anni, una durata intermedia che bilancia l’esigenza di rendimento con quella di una relativa liquidità.

Conti deposito o BTP? Il dilemma del risparmiatore italiano nel 2026

Parallelamente, molti risparmiatori si chiedono se non sia più conveniente puntare sui conti deposito delle banche – spesso più flessibili ma con tassi variabili – o sui classici BTP, la cui durata può essere modulata in base alle proprie esigenze. Nel 2026, con Trump nuovamente alla Casa Bianca da oltre un anno e le dinamiche geopolitiche ormai assestate su quel nuovo equilibrio, i tassi offerti dalla Bce restano su livelli interessanti rispetto a qualche anno fa. Tuttavia il trend, come accennato, punta verso il basso. In questo scenario, il Buono Premium 4 anni si presenta come una via di mezzo: meno volatile di un conto deposito svincolabile in qualsiasi momento, più semplice di un BTP da monitorare sul mercato secondario. E con quel 3% lordo – che al netto della tassazione agevolata (12,5% invece del 26% previsto per altri prodotti finanziari) diventa circa il 2,6% netto – riesce a ritagliarsi una nicchia precisa.

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