Pino Insegno e la frase su Wikipedia, il web lo accusa: "Ha augurato la morte a Lotito". Lui si difende: "Era una battuta"
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Redazione Sport
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C'era anche il volto noto di Pino Insegno, conduttore televisivo e tifoso dichiarato della Lazio, tra i protagonisti della manifestazione di protesta che giovedì 2 luglio ha visto sfilare per le strade di Roma oltre 25mila sostenitori biancocelesti. Il corteo, partito simbolicamente da Ponte Milvio e conclusosi a Piazzale Ankara, a due passi dallo stadio Flaminio, era stato organizzato per contestare l'operato del presidente del club, Claudio Lotito, e ha rappresentato il momento culminante di un malessere che ormai da tempo serpeggia tra la tifoseria.
Sul palco allestito per il gran finale della giornata, insieme ai rappresentanti del tifo organizzato e ad altri vip di fede laziale, è salito anche il noto conduttore di "Reazione a catena", che ha preso la parola davanti a una folla oceanica.
La frase choc che ha fatto il giro del web
È stata una battuta, a quanto pare, a innescare una delle polemiche più feroci degli ultimi giorni, tanto da costringere lo stesso Pino Insegno a intervenire per chiarire le proprie parole. Nel suo intervento, dopo aver raccontato la difficoltà di raggiungere il luogo della manifestazione e la bellezza di incrociare le magliette biancazzurre, il conduttore ha rivelato il desiderio dei figli più piccoli di tornare allo stadio. "Papà, quand'è che torniamo allo stadio?", avrebbero chiesto i bambini, ricevendo una risposta che ha scatenato l'inferno: "Quando vedremo due date su Wikipedia".
Il riferimento, secondo l'interpretazione di molti utenti sui social, è apparso immediatamente chiaro e agghiacciante: un velato, se non esplicito, augurio di morte rivolto a Claudio Lotito, essendo le "due date" quelle di nascita e di morte di una persona.
La bufera sui social e le reazioni dei tifosi
Le parole di Insegno, riprese in numerosi video amatoriali e diffuse rapidamente da pagine social e profili di tifosi come "Palla o campo", sono diventate virali in poche ore, scatenando un'ondata di indignazione. I commenti dei supporter biancocelesti e non solo si sono moltiplicati, con molti che hanno duramente condannato l'uscita del conduttore.
"Ma è normale augurare la morte a una persona?", si chiedeva un utente, mentre un altro definiva la frase "vergognosa" e "lontana dai valori morali dell'essere laziale", sottolineando la gravità di augurare la morte a chiunque e, peggio ancora, di farlo davanti ai propri figli. Dall'altra parte, c'è anche chi ha letto la dichiarazione come una semplice provocazione, una battuta di cattivo gusto ma inserita nel clima rovente della contestazione, sebbene queste voci siano state decisamente minoritarie rispetto al coro di critiche che si è levato dalla rete.
La difesa di Pino Insegno: "Solo una battuta, non scherziamo su certe cose"
Di fronte alla tempesta mediatica che si è scatenata, Pino Insegno è stato contattato telefonicamente dall'Adnkronos e ha voluto immediatamente spegnere gli animi, respingendo ogni interpretazione malevola delle sue parole. "Si trattava di una battuta, serve spiegarlo? Mi pare evidente", ha dichiarato il conduttore, sottolineando come il contesto fosse chiaramente ironico e non volesse in alcun modo essere offensivo. Per rafforzare la sua tesi, Insegno ha aggiunto un dettaglio non trascurabile: "Con Lotito ho anche parlato, non scherziamo su certe cose".
L'intento, quindi, era quello di sdrammatizzare e di non essere frainteso, anche se le sue parole hanno di fatto alimentato una polemica che rischia di segnare ulteriormente i già tesi rapporti tra una parte del popolo laziale e la presidenza.
La posizione di Lotito: silenzio e distanza
Sulla vicenda, interpellato dalla stessa agenzia di stampa, il diretto interessato, Claudio Lotito, ha scelto la via del silenzio, consapevole che qualsiasi commento avrebbe potuto solo alimentare ulteriormente le fiamme di una polemica già ampiamente divampata. La risposta del presidente della Lazio è stata lapidaria e secca: "Non so nulla".
Una dichiarazione che, se da un lato spegne sul nascere la possibilità di un confronto diretto con il conduttore, dall'altro conferma come la frattura tra la dirigenza e i tifosi sia ormai profonda e destinata a protrarsi, con episodi come quello di Pino Insegno che rischiano di diventare il sintomo di un malessere più ampio e radicato all'interno dell'ambiente biancoceleste.




