Saldi invernali 2026, il via è tra gennaio e le polemiche sugli sconti continui

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Con un calendario finalmente armonizzato su scala nazionale, come voluto dalla Conferenza delle Regioni, i saldi invernali si apprestano a debuttare in quasi tutto il Paese nelle prime giornate del nuovo anno, sebbene non senza eccezioni e un sottofondo di malumore tra i commercianti. Dopo aver stabilito che l’avvio ufficiale coincida con il primo giorno feriale che precede l’Epifania, quest’anno si è scelta una deroga per evitare che cadesse di lunedì, anticipandolo dunque al sabato. Mentre la Valle d’Aosta, tradizionalmente la prima, darà il via alle vendite promozionali il 2 gennaio, la gran parte delle regioni, dalla Lombardia alla Sicilia, farà partire i ribassi il 3. Soltanto la Liguria aspetterà fino al 5 gennaio, un ritardo che però non sembra frenare un fenomeno ormai diluito nel tempo, tra offerte precoci e la concorrenza, sempre più agguerrita, degli e-commerce.

Un calendario nazionale e le regole di durata

La cornice normativa, che limita la durata massima del periodo saldi a sessanta giorni e vieta vendite promozionali nei trenta giorni che precedono l’avvio ufficiale, definisce un perimetro che la realtà dei fatti spesso supera. In Lombardia, per esempio, le riduzioni di prezzo autorizzate inizieranno il 3 gennaio per concludersi il 3 marzo, un arco temporale ampio che le imprese devono rispettare, almeno formalmente. Tuttavia, la prassi degli sconti “sottobanco” o legati a eventi come il Black Friday ha di fatto eroso il carattere di eccezionalità che un tempo contraddistingueva questa fase commerciale, creando un panorama in cui le promozioni appaiono come un elemento pressoché costante.

Le preoccupazioni delle associazioni di categoria

A esprimere una posizione critica, che fotografa le difficoltà di un settore in trasformazione, è Massimiliano Spigno, presidente di Confesercenti Genova, il quale osserva come i saldi abbiano perso gran parte del loro valore originario. “Non è più una rimanenza di magazzino da vendere dopo aver venduto a prezzi normali le collezioni”, fa notare, sottolineando la paradossale situazione per cui, in Liguria, quasi due milioni di persone hanno già effettuato acquisti a prezzo ribassato nella cosiddetta fase di “pre-saldi” immediatamente successiva al Natale. Una tendenza che sposta in avanti il momento degli sconti, snaturando l’evento e riducendo i margini per gli esercenti, già alle prese con la competizione online.

Un quadro economico dai segnali contrastanti

Le previsioni per questa edizione, tuttavia, non sono del tutto negative, come lasciano intendere alcuni dati sui consumi natalizi, che mostrano come le spese delle famiglie siano state guidate da categorie come il cibo e il vino. In Sicilia, dove i saldi si protrarranno fino al 15 marzo, l’ottimismo è moderato, sebbene il mercato appaia stretto tra molteplici fattori di pressione. Quel che emerge con chiarezza è la necessità per il commercio tradizionale di ridefinire la propria strategia in un contesto dove la periodicità delle occasioni è venuta meno, sostituita da un flusso continuo di offerte che confonde il consumatore e mette a rischio la sostenibilità delle attività.

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