Goggia: "Sarà l'Olimpiade degli italiani. E sarò in missione, senza mamma e papà"

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   "La prima Olimpiade è la prima Olimpiade, non si discute". Sofia Goggia, intervistata, riconosce il valore intrinseco di ogni edizione dei Giochi, pur sottolineando una differenza sostanziale per il prossimo appuntamento. Le sue precedenti esperienze, difatti, l'hanno portata lontano dall'Europa, prima in Corea del Sud e poi in Cina, mentre questa volta il palcoscenico olimpico si prepara ad accendere i riflettori su Cortina d'Ampezzo. "Questa volta invece per noi atleti italiani sarà speciale", afferma la campionessa, che non si limita a considerare la sola prospettiva dello sci, ma allarga lo sguardo a un sentimento più ampio e collettivo. "E non parlo solo dello sci. Sarà la nostra Olimpiade", conclude, delineando così un'edizione percepita come profondamente domestica e carica di significato per l'intera squadra azzurra.

La scelta di un approccio monastico alla gara

In questa cornice eccezionale, Goggia ha deciso di adottare un approccio rigoroso e quasi monastico, volutamente distante dalle atmosfere familiari che pure potrebbero costituire un supporto. "Non porterò nessuno", dichiara senza esitazioni, precisando di preferire che i suoi genitori la seguano da casa. Questa scelta, che potrebbe apparire spartana, nasce da una visione precisa e sacrale della competizione. "Io alle Olimpiadi sono in missione e l'Olimpiade per me è sacra", spiega, tratteggiando i contorni di un impegno totalizzante, dove ogni elemento emotivo o logistico è subordinato alla concentrazione assoluta richiesta dalla sfida.

Il contesto di un avvicinamento segnato da prove

L'ultima tappa del circuito di Coppa del Mondo prima dell'appuntamento olimpico, svoltasi a Crans Montana, ha assunto i toni di un test significativo, soprattutto alla luce degli eventi recenti. Dopo i rischi e la gara annullata pochi giorni prima, le azzurre hanno ritrovato condizioni migliori, sebbene l'ombra della tragedia di Capodanno, occorsa un mese esatto prima, resti un elemento di contesto ineludibile. Sono state le stesse parole di Goggia, di nuovo a podio in quella sede, a dare voce a uno stato d'animo diffuso: "Per nessuno è stato facile pensare di gareggiare qui". La competizione ha visto comunque la sciatrice azzurra sfiorare il successo, esaltata da quel "profumo di Giochi" che sembra alimentare la sua determinazione, in una prova che ha confermato la sua competitività ad altissimi livelli.

Il quadro della squadra tra controlli e recuperi

Accanto a Goggia, il quadro della squadra femminile di discesa si è delineato attraverso una serie di episodi che ne hanno messo alla prova la tenuta. Un capitolo a parte riguarda Elena Curtoni, reduce da un incidente durante il super-g di Crans-Montana che l'ha lasciata dolorante per un colpo al braccio sinistro. Una visita medica a Milano ha tuttavia scongiurato problemi di seria entità, confermando la diagnosi di "solo una gran botta". La valtellinese può dunque concentrarsi sul grande obiettivo della gara olimpica del 12 febbraio, pur partecipando, come da programma, alle prove della discesa che inizieranno a Cortina. Un altro elemento di attenzione è rappresentato da Sara Allemand, costretta ai box dopo una caduta in prova a Orcières, ma già impegnata in un percorso di recupero che punta alla partecipazione alle prossime sfide in Coppa Europa, tappa considerata propedeutica per i Giochi.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.