Omicidio del trapano: la verità emerge dopo 29 anni grazie al DNA

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Il 5 settembre 1995, Genova fu teatro di un omicidio brutale che rimase irrisolto per quasi tre decenni. Luigia Borrelli, una donna che utilizzava un appartamento in vico degli Indoratori per prostituirsi, fu trovata morta con 15 fori sul collo, inflitti con un trapano. L'omicidio, noto come il "delitto del trapano", ha finalmente trovato una svolta grazie alle moderne tecniche di genetica forense e alla banca dati nazionale del DNA.

Fortunato Verduci, un carrozziere di 65 anni con il vizio del gioco, è stato identificato come il principale sospettato. La svolta è arrivata quando una macchia di sangue trovata sulla scena del crimine è stata analizzata con le più recenti tecnologie. Il DNA estratto è stato confrontato con quello presente nella banca dati nazionale, che include i profili genetici dei detenuti. Questo confronto ha rivelato una parentela paterna che ha condotto gli investigatori a Verduci.

Il giudice per le indagini preliminari, Alberto Lippini, ha descritto nel dettaglio le indagini vecchie e nuove in un documento di 50 pagine. Nonostante la richiesta del sostituto procuratore Patrizia Petruzziello di arrestare Verduci, il giudice ha respinto la richiesta, pur riconoscendo i gravi indizi di colpevolezza. Secondo il giudice, Verduci avrebbe voluto vedere la vittima soffrire fino all'ultimo istante di vita.

L'evoluzione delle tecniche di genetica forense ha giocato un ruolo cruciale nella risoluzione di questo caso. Oggi è possibile estrarre un numero maggiore di marcatori genetici rispetto a trent'anni fa, aumentando le probabilità di identificare i colpevoli.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.