Elon musk sogna una fabbrica e una catapulta sulla luna per lanciare i satelliti dell’intelligenza artificiale
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Redazione Scienza e Tecnologia
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L’ambizione spaziale di Elon Musk, un uomo che non ha mai nascosto la propria ossessione per Marte, sembra aver subito una brusca accelerazione, o forse una deviazione strategica, tornando a puntare dritto verso il nostro satellite naturale. Durante un incontro a porte chiuse con i dipendenti di xAI, la sua società dedicata allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, tenutosi presso il quartier generale di Palo Alto, l’imprenditore ha delineato i contorni di un progetto che ha del fantascientifico. L’obiettivo, stando a quanto riportato dal New York Times e ad altri organi di stampa internazionali che hanno avuto accesso ai contenuti della riunione – poi resa pubblica dallo stesso Musk sulla piattaforma X –, sarebbe quello di costruire una base industriale direttamente sulla superficie lunare. In questo avamposto, che lui stesso ha ribattezzato “Moonbase Alpha” in un chiaro tributo alla nota serie televisiva di fantascienza, dovrebbe sorgere una fabbrica capace di produrre in serie migliaia di satelliti.
La parte più audace del piano, e certamente quella che ha catturato l’immaginazione collettiva, riguarda però il metodo di lancio di questi manufatti nello spazio. Musk avrebbe infatti proposto ai suoi ingegneri l’idea di realizzare un’enorme catapulta elettromagnetica, un dispositivo tecnicamente noto come mass driver, che sfruttando il vuoto e la ridotta forza di gravità lunare (circa un sesto di quella terrestre) possa “scagliare” i satelliti direttamente in orbita senza il bisogno di razzi. Questo sistema, studiato teoricamente fin dagli albori dell’era spaziale, consentirebbe di risparmiare quantità enormi di carburante, rendendo più economico e sostenibile il trasporto di carichi utili dalla Luna verso lo spazio profondo o verso punti strategici come l’orbita terrestre. Non è un caso che l’intera visione sia stata illustrata proprio mentre si concretizza la fusione tra xAI e SpaceX, un’operazione dal valore di 1.250 miliardi di dollari che di fatto crea un unico colosso tecnologico in grado di integrare razzi, reti satellitari e intelligenza artificiale. I nuovi satelliti, ha spiegato Musk, fungeranno da stazioni di calcolo orbitanti, una sorta di data center spaziali alimentati a pannelli solari che permetteranno a xAI di disporre di una potenza di calcolo altrimenti irraggiungibile sulla Terra, dove i vincoli energetici e normativi rappresentano un limite sempre più stringente.
Dalla distrazione alla priorità, il nuovo corso di spacex dopo la fusione con xAI
Chi segue da anni le vicende della space economy non può non notare un sostanziale cambio di rotta nelle dichiarazioni del patron di Tesla. Fino a pochi mesi fa, infatti, lo stesso Musk non aveva usato mezzi termini nel definire la Luna una vera e propria “distrazione” dal suo obiettivo primario: la colonizzazione di Marte. L’attenzione era tutta per il Pianeta Rosso, considerato l’unica vera “assicurazione sulla vita” per l’umanità. Eppure, le ultime settimane hanno visto un’inversione di tendenza radicale, con il miliardario che ora spinge per la realizzazione di una città autosufficiente sul suolo lunare, vista come un passo obbligato, un trampolino di lancio – mai termine fu più appropriato – per i successivi balzi verso il sistema solare. Questo riposizionamento strategico arriva in un momento cruciale per SpaceX, che si appresta a quotarsi in Borsa con una valutazione che potrebbe superare i mille miliardi di dollari. Dimostrare agli investitori di avere una tabella di marcia chiara e ambiziosa, che includa non solo i contratti con la NASA ma anche lo sfruttamento commerciale delle risorse lunari, diventa quindi essenziale in ottica di mercato.
A rendere il quadro ancora più interessante è la rinnovata competizione che si profila all’orizzonte, una sfida che non è più solo tra Stati Uniti e Cina – con Pechino che punta a portare i propri taikonauti sul suolo lunare entro il 2030 – ma anche e soprattutto una contesa tra i due tycoon dell’era digitale. Jeff Bezos, attraverso la sua azienda Blue Origin, sta infatti accelerando i propri programmi lunari, chiudendo la divisione di turismo suborbitale per dirottare tutte le risorse sullo sviluppo del lander “Blue Moon”. La risposta di Musk non si è fatta attendere, e in un botta e risposta che ricorda i duelli verbali dei pionieri del West, Bezos ha pubblicato sui social l’immagine di una tartaruga, richiamando la celebre favola di Esopo in cui la costanza e la lentezza battono la velocità e la fretta. Un messaggio chiaro, che allude alla filosofia “Gradatim Ferociter” (ferocemente, un passo alla volta) di Blue Origin, in netto contrasto con l’approccio più impulsivo e visionario di Musk.
Il nodo delle partenze e le incognite di un’impresa senza precedenti
Se l’idea di una catapulta lunare evoca scenari da romanzo di fantascienza, gli ostacoli tecnici e ingegneristici da superare rimangono, al momento, decisamente più concreti. Realizzare una struttura di lancio lunga diversi chilometri in un ambiente ostile come quello lunare, flagellato da polvere abrasiva e sbalzi termici estremi, rappresenta una sfida titanica. A ciò si aggiunge la necessità di produrre e accumulare l’energia necessaria per alimentare il mass driver, accelerando i satelliti fino alla velocità di fuga (circa 2,38 km/s sulla Luna). I manufatti, inoltre, dovranno sopportare forze G mostruose durante il lancio, un problema non da poco se si tratta di componenti elettronici complessi e delicati come quelli necessari per l’intelligenza artificiale. Non è un mistero, inoltre, che l’impero di Musk stia attraversando una fase di assestamento non priva di turbolenze.
Proprio nelle scorse settimane, xAI ha visto l’abbandono di alcuni dei suoi cofondatori, un segnale che gli osservatori del settore interpretano come possibile sintomo di un malessere interno, forse legato alla rapidità forsennata con cui l’imprenditore pretende di procedere. L’accelerazione impressa con la fusione e la conseguente riorganizzazione aziendale, se da un lato promette sinergie inedite tra il settore spaziale e quello dell’AI, dall’altro potrebbe acuire le tensioni in un team già sotto pressione. La macchina organizzativa, insomma, deve tenere il passo di un leader che, come ha dichiarato ai suoi dipendenti, è convinto che “se ti muovi più velocemente di chiunque altro in qualsiasi campo tecnologico, sarai un leader”.
Mentre la comunità scientifica e gli analisti finanziari cercano di districare il filo tra reale fattibilità e colpo mediatico in vista della quotazione, resta il fatto che la posta in gioco si è fatta altissima. La Luna, da celeste già visitato e in parte dimenticato, torna a essere il centro della contesa per il futuro dell’umanità oltre i confini terrestri. E al centro di tutto, in bilico tra genio e sregolatezza, c’è la figura di Elon Musk, deciso a usare l’intelligenza artificiale e i suoi razzi per “estendere la coscienza collettiva fino alle stelle”, magari incontrando lungo il cammino qualche civiltà aliena, come non ha mancato di ipotizzare. Che sia visione o strategia di marketing, l’effetto è assicurato: il dibattito è aperto e il countdown, in un modo o nell’altro, è già iniziato.




