Atalanta Primavera, la coppa Italia è sua: rigori beffardi e la rimonta che vale un triplete mancato
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Redazione Sport
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C’è un filo invisibile che lega le imprese del calcio giovanile a quelle della prima squadra, e la finale della Coppa Italia Primavera 2025/26 ne ha fornito la prova più evidente. All’Arena Civica di Milano, l’Atalanta ha strappato il trofeo alla Juventus al termine di una sfida che si era messa male, malissimo; poi, nel momento in cui il cronometro segnava ormai l’ottavo secondo di recupero oltre i cinque minuti concessi, il difensore Isaac Collins Isoa – un terzino, guarda un po’ – ha rimesso tutto in discussione con un colpo di testa preciso su cross pennellato dal centravanti Camara. L’1-1 sigillava di fatto una rimonta che sapeva più di destino che di calcolo, e la lotteria degli undici metri avrebbe poi dato ragione ai bergamaschi: 5-2 il finale dal dischetto, con il portiere Alessandro Anelli a murare due penalty bianconeri e Nicolò Baldo, già autore di un palo clamoroso nel corso dei tempi regolamentari, a non sbagliare il suo tiro dal dischetto, il terzo della serie nerazzurra.
Un portiere eroe e un terzino goleador: l’Atalanta non molla mai
Alessandro Anelli, tra i pali, ha offerto una prestazione che i tifosi ricorderanno a lungo: due rigori parati, una freddezza che ha trasmesso sicurezza a tutto il reparto arretrato. Ma la vera anima della rimonta – quella che ha permesso di arrivare ai supplementari e poi ai penalty – porta invece la firma di Isoa, il quale ha trasformato un cross apparentemente innocuo in un’occasione d’oro. La sua esultanza, quella di chi non segna mai e invece si ritrova a scrivere la pagina più bella della stagione, ha rotto l’incantesimo costruito dai bianconeri, che per oltre novanta minuti avevano gestito il vantaggio senza affanni. Dall’altra parte, Nicolò Baldo ha incarnato la doppia faccia della sfida: prima la sfortuna con quel legno che sembrava un cattivo presagio, poi la lucidità dal dischetto, quella che non ammette tentennamenti. Tre protagonisti, tre interviste post-partita che hanno raccontato lo stesso sentimento: una coppa da vincere a tutti i costi, perché “una Coppa Italia quest’anno la dovevamo vincere, che diamine”, hanno ripetuto quasi all’unisono.
L’Arena di Milano, teatro di un déjà vu lungo 80 anni
Il parallelo con un’altra epoca è scattato spontaneo: proprio in questo stadio, ottant’anni fa, l’Atalanta disputò la sua ultima gara prima di un ciclo che sarebbe diventato leggenda. Ora, in un contesto profondamente diverso ma ugualmente carico di significato, i giovani di Bosi – l’allenatore che ha seguito la gara dalla tribuna per una squalifica rimediata in precedenza – hanno restituito alla società un trofeo che mancava dal 2003, quando l’ultima affermazione in questa competizione aveva illuminato il vivaio. Il suo vice Zanchi ha commentato a caldo: “Avrebbe meritato di viversela da bordo campo”, un’amarezza velata che non ha però intaccato la gioia collettiva. Baldo, dal canto suo, ha voluto sottolineare il ruolo dei sostenitori: “Abbiamo sentito i tifosi al nostro fianco”, una spinta che nei momenti di difficoltà – quando la Juventus sembrava padrona del campo – ha fatto la differenza.
La beffa juventina e i complimenti di Luca Percassi
Per la Juventus di Simone Padoin, il calcio si è rivelato nella sua veste più crudele: quella in cui un vantaggio costruito con pazienza viene spazzato via da un’azione nata in zona Cesarini, a otto secondi dal triplice fischio. I bianconeri hanno dominato a tratti, hanno colpito nei momenti giusti, ma alla resa dei conti hanno dovuto cedere il passo a una squadra che non molla mai, nemmeno quando il tempo sembra scaduto. Luca Percassi, presente sugli spalti, ha espresso parole di elogio per il settore giovanile: “È presente e futuro”, un messaggio che suona come una dichiarazione d’intenti per una società che ha fatto della crescita dei propri talenti un marchio di fabbrica. La Coppa Italia Primavera 2026 va così a Bergamo, dopo cinque anni di digiuno dall’ultimo trionfo giovanile – la Supercoppa Italiana vinta contro la Fiorentina – e regala ai nerazzurri un successo che sa di rivalsa, di orgoglio e di quella tenacia che solo il vivaio sa insegnare.




