La vecchia Fiat Panda diventa elettrica con Panda NE: il sogno (a 15.000 euro) del pandista green diventa realtà

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Chiunque abbia un ricordo legato alla prima serie della Fiat Panda, quell’auto quadrata disegnata da Giorgetto Giugiaro nel lontano 1980, sa bene che l’attuale erede in vendita nelle concessionarie (la Grande Panda che costa circa 24 mila euro nella versione elettrica) condivide ben poco con l’icona del passato, se non il nome. Per chi desidera un’auto a zero emissioni ma non vuole rinunciare al fascino spartano della citycar che ha accompagnato la crescita di un’intera generazione, arriva ora una soluzione concreta che non prevede l’acquisto del nuovo. Si chiama Panda NE, un progetto nato dalla visione di Nova Energia e sviluppato da ElectroFit Systems, spin-off del Politecnico di Torino, che applica per la prima volta su larga scala il principio secondo cui l’auto col minore impatto ambientale è quella che non deve essere fabbricata da zero.

Retrofit industrializzato: l’eterna icona di Giugiaro si converte al pieno di elettroni

Il cuore del progetto è un sistema di retrofit industrializzato, una procedura che sostituisce il vecchio motore termico con un propulsore elettrico mantenendo intatte la struttura portante e l’identità estetica del modello originale. La filosofia, in un’epoca segnata dall’obsolescenza programmata, appare quasi rivoluzionaria nella sua semplicità: invece di demolire un’auto perfettamente funzionante per farne rottami, la si trasforma in un veicolo moderno, evitando così lo sfruttamento di nuove materie prime e i processi produttivi ad alta intensità energetica. La Panda NE, forte di un’omologazione ministeriale ottenuta dopo severi test di sicurezza (tra cui le certificazioni UN ECE R100 per le batterie e R13H per la frenata), aggiorna il proprio libretto di circolazione e diventa a tutti gli effetti un veicolo elettrico, con tutti i vantaggi che ne derivano.

Prestazioni da città e ricarica semplice: una scheda tecnica senza fronzoli

Sotto il cofano, la conversione sviluppata da ElectroFit Systems non cerca certo di emulare le prestazioni di una sportiva, ma si concentra sulla funzionalità urbana. Il motore sincrono con magneti permanenti spinge la Panda a una velocità massima di 90 km/h, mentre la batteria (da circa 11,7 kWh) garantisce un’autonomia che supera i 110 chilometri. Un dato, quest’ultimo, più che sufficiente per gli spostamenti quotidiani casa-lavoro o per le commissioni in centro, dove la macchina potrà ora circolare liberamente nelle Ztl a qualsiasi ora, godendo anche dell’esenzione dal bollo auto. Per quanto riguarda la ricarica, gli ingegneri torinesi hanno fatto una scelta coerente con lo spirito “povero” della Panda: niente wallbox o colonnine fast, basta una normale presa domestica Schuko da 16 ampere, con un pieno completato in circa quattro ore e mezza a un costo stimato di soli 3 euro.

Dalla versione Essenziale al pannello solare: prezzi e personalizzazioni

La start-up ha strutturato l’offerta in quattro diversi livelli di intervento, per accontentare sia chi cerca la soluzione più economica sia chi desidera un restauro filologico. Si parte da 15.000 euro (Iva inclusa) per la versione **Essenziale**, che prevede la revisione della meccanica e una sistemazione generale di interni ed esterni; la stessa cifra è richiesta per la versione **Commerciale**, una configurazione a due posti con una capacità di carico che arriva a mille litri di volume e 400 chili di peso trasportabile, pensata per gli artigiani che hanno fatto della loro Panda un attrezzo di lavoro. Salendo di prezzo (fino a 18.000 euro), si trova la versione **Nuova**, con componenti meccanici completamente rinnovati e carrozzeria restaurata a nuovo. Tra gli optional, spicca un pannello solare flessibile (prodotto da Solbian) da 290 watt che si fissa magneticamente su cofano e tetto, in grado di regalare fino a 15 chilometri di autonomia aggiuntiva al giorno sfruttando gratuitamente la luce del sole.

Un’alternativa all’elettrico “usa e getta” che parte dal patrimonio esistente

La Panda NE rappresenta quindi una strada percorribile per tutti quei possessori della prima serie che rischiavano di vedere la propria auto messa al bando dalle stringenti normative anti-inquinamento. Il progetto, presentato ufficialmente a Torino, dimostra come l’eccellenza ingegneristica italiana (con il Politecnico a fare da traino) possa salvare un pezzo di storia industriale nazionale, adattandolo alle esigenze di una mobilità sostenibile senza cadere nella trappola del consumismo. Non si tratta di un semplice restomod artigianale, ma di un processo replicabile su scala industriale: attraverso una rete di officine qualificate, chi possiede una di queste “scatole di latta” può darle una seconda vita, trasformandola nell’elettrica più economica e forse più simpatica del mercato.

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