L’intelligenza artificiale secondo Panetta: produttività al palo, ma l’Ia vale un punto di Pil all’anno
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Redazione Economia
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Il quadro tracciato dal governatore Fabio Panetta nelle ultime considerazioni annuali di via Nazionale non lascia spazio a facili entusiasmi, ma nemmeno all’immobilismo: la crescita italiana resta debole, afflitta da quella stagnazione della produttività che da decenni ne rappresenta l’azzardo più costoso.
E tuttavia, proprio laddove il polso dell’economia sembra rallentare – complice anche un inverno demografico che assottiglia pericolosamente la forza lavoro – Panetta individua una leva in grado di invertire la rotta. italiaoggi
Questa leva, ha spiegato, è l’intelligenza artificiale, purché diffusa con rapidità e capillarità tali da trasformare i processi in profondità e non solo in superficie.
Il calcolo è sorprendente: in uno scenario di adozione lenta il guadagno si fermerebbe a 0,2 punti percentuali annui; in caso di implementazione pervasiva, invece, la produttività del lavoro potrebbe crescere oltre un punto percentuale all’anno, compensando ampiamente il declino demografico. italiaoggi
Un potenziale che, nelle parole del numero uno di Palazzo Koch, non ha precedenti recenti se si esclude l’era delle grandi rivoluzioni tecnologiche. italiaoggi
Il paradosso dei numeri: l’uso intensivo riguarda solo una minoranza
La fotografia scattata dalla Banca d’Italia restituisce un’Italia a due velocità, anche e soprattutto di fronte alla sfida tecnologica. Da un lato, è vero, la quota di imprese che dichiarano di utilizzare l’intelligenza artificiale è salita – toccando una media del 30 per cento – e questo rappresenta pur sempre un segnale di risveglio.
Ma a guardare i numeri con piú attenzione, ci si accorge che si tratta spesso di un abbraccio timido, quasi formale: appena il 5 per cento delle aziende, infatti, ne fa un uso intensivo e trasformativo. italiaoggi
Nel resto dei casi l’Ia resta confinata ad applicazioni semplici, utili magari a migliorare la produttività individuale di un impiegato o a velocizzare qualche operazione ripetitiva, ma incapaci di ridisegnare il cuore pulsante dell’organizzazione aziendale.
E proprio qui, avverte Panetta, si annida il rischio piú insidioso – ripetere cioé l’errore già commesso negli anni Novanta, quando l’Italia arrivò tardi alla rivoluzione dell’informatica e delle telecomunicazioni pagandone poi le conseguenze per decenni. italiaoggi
"Siamo ancora in una fase iniziale", ha sottolineato il governatore, "vi è quindi il tempo per evitare che si ripeta quell’esperienza". italiaoggi
Sciuto e la "via italiana" all’innovazione: tra formazione e piano industria 4.0
Non stupisce, dunque, che le parole di Panetta abbiano trovato un’eco immediata e convinta nel mondo accademico, a partire da chi siede accanto a lui nei consessi della banca.
Donatella Sciuto, rettrice del Politecnico di Milano e membro del Consiglio Superiore di Bankitalia, ha accolto con favore l’attenzione del governatore ai temi dell’innovazione – un’attenzione, ha rivelato, che non è certo nata ieri, ma che è frutto di un confronto serrato avvenuto negli ultimi mesi. italiaoggi
"Mi fa molto piacere che il governatore sia così ricettivo", ha dichiarato, cogliendo l’occasione per andare al sodo: la trasformazione tecnologica è il terreno decisivo per recuperare competitività, ma non si può lasciare tutto sulle spalle delle imprese.
Soprattutto, serve un disegno organico che assomigli, nelle intenzioni e nei metodi, a quello che fu il piano Industria 4.0. Non si tratta, ha precisato Sciuto, di finanziare l’acquisto di macchinari; si tratta piuttosto di sostenere servizi mirati, formazione del personale e investimenti in calcolo. italiaoggi
Per le piccole e medie imprese, spesso prive dei fondi necessari, il salto è proibitivo: se tra le grandi aziende l’80 per cento ha già introdotto progetti sull’Ia, tra le Pmi la percentuale crolla al 15 per cento. Un divario che rischia di allargarsi, e che lo Stato – secondo la rettrice – ha il dovere di colmare con interventi concreti e continuativi, non solo con comitati teorici o dichiarazioni d’intenti. italiaoggi
Il ruolo dello Stato come "committente primario" e la sfida delle competenze
Proprio su questo punto Panetta è stato esplicito, quasi didattico: l’intervento pubblico, ha detto, può rivelarsi decisivo, specie nelle fasi iniziali di una transizione che altrimenti rischierebbe di arenarsi sugli scogli dei costi elevati e dell’incertezza.
Non servono necessariamente risorse pubbliche ingenti – ha precisato – quanto piuttosto una strategia coerente e sostenuta nel tempo, capace di offrire alle imprese un quadro stabile entro cui programmare gli investimenti. italiaoggi
E c’è di piú: lo Stato, secondo il governatore, dovrebbe fare da "committente primario dell’innovazione", orientando la domanda pubblica – in settori come la sanità, l’energia, la mobilità – verso applicazioni avanzate di intelligenza artificiale.
Un modo, questo, per creare un mercato, trainare la domanda e rendere conveniente l’innovazione anche per quelle aziende che oggi guardano con sospetto o timidezza a queste tecnologie. Ma la partita, ha avvertito Panetta, non è solo economica: è culturale e sociale. italiaoggi
Senza una formazione adeguata – capace di aggiornare le competenze di chi già lavora e di preparare chi deve entrare nel mercato – l’Ia rischia di accentuare le disuguaglianze.
La transizione non sarà indolore: ci saranno mestieri che cambieranno, altri che spariranno, ma la storia insegna che le grandi innovazioni, se ben governate, non distruggono lavoro, lo trasformano e alla fine ne creano di nuovo. Per farlo, però, serve determinazione. Quella determinazione che, secondo Panetta, all’Italia finora è mancata. italiaoggi




