Zerbi sposa Grace Raccah in gran segreto, poi l’ondata di insulti per il rito ebraico
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Il professore di «Amici» l’ha definita, in un passaggio rilasciato tempo fa a «Verissimo», come la sensazione di aver «sentito di nuovo le farfalle nello stomaco». E quella sensazione, a quanto pare, non si è spenta nemmeno dopo la cerimonia – rigorosamente privata – che domenica 10 maggio ha unito Rudy Zerbi e Grace Raccah alle porte di Roma. Lui, 57 anni, volto storico del talent di Maria De Filippi, ha scelto di annunciare l’evento con il consueto stile misurato che ne ha contraddistinto la vita sentimentale negli ultimi tre anni: una sola immagine su Instagram, accompagnata dalla didascalia essenziale con la data delle nozze. Nessuna dichiarazione enfatica, nessun dettaglio superfluo. Eppure, quel giorno, il rito è stato celebrato secondo la tradizione ebraica, in omaggio alle origini della sposa. Una scelta che, nelle ore successive, si è trasformata in un bersaglio per una valanga di insulti pesantissimi sui social network.
Un’unione lontana dai riflettori, ma non dall’odio digitale
Zerbi non è nuovo alla ribalta, ma ha sempre custodito con attenzione la sfera privata. Dalla prima moglie Simona – dalla quale ha avuto due dei suoi quattro figli, Tommaso, Luca, Edoardo e Leo – l’insegnante di «Amici» si era separato da tempo, e con Raccah ha costruito un legame discreto, lontano dal gossip e dalle storie condivise compulsivamente. Tanto più riservata è stata l’organizzazione del matrimonio, tanto più violento è stato il contraccolpo online dopo la notizia. L’elemento scatenante non è stato il fatto in sé – due persone che si sposano – bensì la liturgia ebraica scelta per la cerimonia. «Ha la ciotola del cane in testa», si legge in alcuni dei commenti più beceri, mentre altri post hanno apertamente deriso la dimensione religiosa del rito. Nessuna delle critiche, va notato, ha sollevato obiezioni sul piano dottrinale o storico: si è trattato di una ridda di epiteti gratuiti, indirizzati a un personaggio televisivo che, per ruolo e esposizione mediatica, si è trovato esposto a un livello di violenza verbale del tutto sproporzionato.
La scelta del rito ebraico e le reazioni sui social
Grace Raccah, compagna di Zerbi da circa tre anni, non è una figura pubblica nel senso televisivo del termine, e proprio per questo il matrimonio con rito ebraico – voluto per rispettarne le radici – ha assunto un valore identitario forte. Nessuna dichiarazione ufficiale è seguita alla pioggia di insulti, e del resto né Zerbi né la moglie hanno aperto spazi di replica sui profili social oltre al post dell’annuncio. L’ondata di derisione, tuttavia, ha messo in luce un meccanismo abbastanza consolidato: ciò che esce dai canoni della celebrazione “standard” (spesso intesa, nell’immaginario collettivo, come rito civile o cattolico) viene rapidamente trasformato in pretesto per attacchi personali. La circostanza che il matrimonio si sia svolto «in gran segreto», come hanno riportato alcune cronache, non ha placato gli animi; al contrario, la riservatezza ha alimentato la curiosità morbosa e, di riflesso, la cattiveria di chi ha visto nella scelta religiosa un elemento di alterità da stigmatizzare.
Un secondo matrimonio raccontato con poche parole e molte ombre
Per Rudy Zerbi si tratta delle seconde nozze. I quattro figli – due nati dal precedente matrimonio e due da altre relazioni, come documentato in passato – non sono comparsi nelle dichiarazioni successive, e lo stesso annuncio social si è limitato a registrare l’accaduto senza fronzoli. Il fatto che un personaggio noto al grande pubblico (soprattutto per il ruolo da giudice severo all’interno del talent di Canale 5) venga sommerso di insulti per aver sposato una donna con rito ebraico solleva, implicitamente, un tema più ampio: quello della facilità con cui l’anonimato della rete trasforma qualsiasi scelta personale – persino un matrimonio – in un casus belli. Zerbi aveva già parlato con trasporto della relazione con Raccah, ammettendo in televisione di aver ritrovato «le farfalle nello stomaco». Ma quelle stesse farfalle, ora, si scontrano con una realtà fatta di commenti feroci, nessuno dei quali ha a che fare con la qualità del legame o con la felicità della coppia.
L’assenza di clamore e la concretezza dei fatti giudiziari
Nessuna inchiesta né sviluppo giudiziario, al momento, è stato avviato in relazione agli insulti ricevuti da Zerbi: trattandosi di reazioni sociali diffuse, la loro perseguibilità penale (per i reati di diffamazione aggravata o istigazione all’odio religioso) dipende dalla possibilità di identificare gli autori dei singoli post. Né la coppia ha sporto denuncia, stando a quanto risulta. Il matrimonio di domenica 10 maggio, dunque, resta un fatto privato – reso pubblico solo dall’annuncio social – che ha generato una coda di odio virtuale. La discrezione con cui Zerbi e Raccah hanno vissuto la loro storia, fino alla scelta di un rito radicato nelle origini di lei, non è servita da scudo. E proprio questa è la cifra più amara della vicenda: l’intimità di due persone che si promettono amore (con tanto di farfalle tornate a volare, citazione testuale dell’interessato) viene trafitta da una sequela di battute becere, spesso condite da riferimenti antisemiti impliciti o espliciti. Un prezzo, il suo, che Zerbi paga per la notorietà accumulata in anni di tv, ma che nulla ha a che vedere con il diritto a vedere rispettata una scelta identitaria.




