La Rai è "TeleGarlasco"? La battaglia politica sulla cronaca nera e il caso Atreju
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Un giudizio tagliente, quello pronunciato in sede di Vigilanza Rai, dove la presidente Barbara Floridia ha equiparato il servizio pubblico a una sorta di "TeleGarlasco", sostenendo che l'eccesso di cronaca nera servirebbe a tenere alta una tensione sociale finalizzata a creare un'emergenza permanente. Secondo la parlamentare grillina, tale condizione sarebbe funzionale a orientare l'opinione pubblica su certi temi, tra cui quello del referendum sulla separazione delle carriere. La Floridia, che ha definito il noto caso di cronaca non più come tale ma come una "cornice narrativa", solleva così una questione che travalica il semplice palinsesto per investire il ruolo dell'informazione televisiva nel suo complesso, accusata di costruire una percezione della realtà pilotata da precise esigenze politiche.
Le letture politiche dopo Atreju
Se il dibattito sull'informazione infiamma un fronte, l'analisi dell'esito di Atreju anima l'altro, con valutazioni che divergono a seconda degli schieramenti. Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d'Italia, legge la kermesse come un successo che ha messo in luce la compattezza del centrodestra e, al contempo, le fratture nella sinistra, evidenziate dalla presenza di Giuseppe Conte che ha pubblicamente messo in discussione l'alleanza col centrosinistra. Questa interpretazione, però, non trova un riscontro immediato nei numeri dei consensi, poiché i sondaggi pubblicati dopo l'evento raccontano una storia diversa: Fratelli d'Italia registra infatti un calo, mentre il Partito Democratico guadagna qualche decimale, accorciando seppur di poco una distanza che rimane ampia.
Le critiche dal mondo dell'informazione
A confermare un clima di maggiore competizione politica, nonostante i numeri ancora largamente favorevoli alla maggioranza, si sono inserite le dure parole di Marco Travaglio, che nel corso di "Otto e Mezzo" ha attaccato il tono del comizio di Giorgia Meloni ad Atreju. Il direttore de Il Fatto Quotidiano ha accusato la presidente del Consiglio di perpetuare una retorica vittimistica, paragonandola a "Calimero piccolo e nero" per quella che a suo dire è la rappresentazione di sé come "sola contro tutti". Travaglio ha inoltre colto, nella reazione del partito di governo al referendum e in alcuni malumori della base, segnali di un nervosismo diffuso, indicativi di una fase politica dove le certezze iniziali potrebbero essere messe alla prova.
Uno scenario in movimento
Il quadro che ne emerge dipinge uno scenario politico e mediatico in fibrillazione, dove due piani apparentemente distinti – la gestione dell'informazione pubblica e la lotta per il consenso – si intrecciano. Da una parte, c'è chi accusa il sistema televisivo, e la Rai in primis, di usare storie di cronaca nera come strumento per influenzare il dibattito su riforme cruciali; dall'altra, un evento politico come Atreju, se da un lato viene celebrato come dimostrazione di forza, dall'altro non si traduce in un vantaggio nei sondaggi e anzi alimenta critiche sullo stismo di governo. Sono tutti elementi che, nel loro insieme, fotografano una fase di transizione e di confronto aspro, lontana da qualsiasi staticità.




