Palermo, la Finanza sequestra oltre diecimila peluche Labubu contraffatti

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Redazione Economia Redazione Economia   -   I militari del Gruppo Pronto Impiego della Guardia di Finanza di Palermo hanno portato a termine un'operazione di contrasto alla contraffazione che ha condotto al sequestro di una quantità ingente di giocattoli falsi, stimando un danno potenziale per il mercato legale di oltre mezzo milione di euro. L'indagine, la quale si è sviluppata nell'arco di diversi mesi, ha preso le mosse da un'attenta analisi del circuito distributivo cittadino, concentrandosi in particolar modo sulla vendita di peluche. I finanzieri, i quali hanno integrato i metodi d'indagine tradizionali con il monitoraggio dei profili social utilizzati dagli operatori commerciali, sono così riusciti a individuare con precisione i punti vendita che esponevano articoli sospetti.

Il valore del falso

I pupazzi sequestrati, più di diecimila, riproducevano in modo illecito i Labubu, personaggi di grande tendenza nati dalla matita di un artista di Hong Kong e commercializzati a livello globale dal brand Pop Mart. La loro popolarità, che ha generato un collezionismo fervido in diverse parti del mondo, li rende un bersaglio privilegiato per la criminalità dedita alla falsificazione di prodotti. Il loro ingresso nel mercato nero, come hanno accertato gli investigatori, avrebbe sottratto ingenti risorse all'economia legale, danneggiando non solo i detentori del marchio ma anche l'intera filiera della vendita al dettaglio che opera nella correttezza.

I dettagli dell'operazione

L'azione dei "Baschi verdi" ha condotto al sequestro di un lotto particolarmente cospicuo, composto da tremila esemplari, all'interno di un negozio di giocattoli situato in un noto centro commerciale di Palermo. I peluche, che presentavano caratteristiche costruttive e di confezionamento marcatamente difformi dagli originali, sono stati sottoposti a verifica accertandone la natura contraffatta. Il prezzo di vendita, sensibilmente inferiore a quello dei prodotti autentici, costituiva il primo e più evidente indizio della loro illecita provenienza, attirando l'attenzione degli specialisti in materia.

Le conseguenze per i commercianti

Sette persone, tutte titolari di attività commerciali coinvolte nella vendita o nella detenzione ai fini della commercializzazione, sono state denunciate in stato di libertà alle autorità giudiziarie. Le indagini, che proseguono per definire l'intera catena di approvvigionamento, hanno già messo in luce un sistema organizzato di distribuzione sul territorio. L'operazione, oltre a colpire direttamente il giro d'affari illecito, serve a ricordare la costante vigilanza delle forze dell'ordine su un fenomeno che mina la sicurezza dei consumatori e la salute dell'economia.

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