Scoperta la fabbrica degli avamposti immunitari: le cellule dendritiche che coordinano l’attacco dal cuore del tumore

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Un viaggio all'interno del microambiente tumorale ha permesso di identificare le cellule che fungono da vere e proprie architette della risposta immunitaria. Si tratta delle cellule dendritiche, un particolare sottoinsieme di globuli bianchi la cui funzione, finora in parte oscura, si rivela ora fondamentale per la costruzione di veri e propri centri di comando locali.

Questi agglomerati cellulari, che gli scienziati definiscono "avamposti", sono in grado di coordinare gli attacchi delle difese dell'organismo direttamente dal fronte interno, ovvero dall'interno stesso della massa neoplastica. La scoperta, destinata ad aprire nuovi scenari nel campo dell'immunoterapia, è stata pubblicata sulle pagine della prestigiosa rivista Science da un team della Icahn School of Medicine del Mount Sinai di New York, e getta una luce inedita sui meccanismi che regolano la guerra tra sistema immunitario e cancro.

Le architette della risposta immunitaria

La ricerca ha puntato i riflettori su una popolazione cellulare finora considerata prevalentemente come un semplice "messaggero" tra l'organismo e le cellule tumorali. Le cellule dendritiche, in realtà, svolgono un ruolo molto più attivo e strutturale: sono loro a gettare le fondamenta degli aggregati immunitari all'interno del tumore. Questi raggruppamenti non sono semplici ammassi casuali, ma veri e propri hub strategici dove le truppe del sistema immunitario ricevono istruzioni precise, si attivano e pianificano l'offensiva.

La capacità di queste cellule di organizzare spazialmente la risposta locale rappresenta un tassello cruciale per comprendere perché alcuni pazienti rispondano meglio di altri alle terapie, e suggerisce che potenziare la funzione "architettonica" delle dendritiche potrebbe rivelarsi una strada percorribile per rendere gli attuali protocolli immunoterapici più incisivi e duraturi.

La doppia sfida delle Natural Killer ingegnerizzate

In un parallelo filone di ricerca, che si muove sulla stessa lunghezza d'onda ma con un approccio diverso, un consorzio internazionale guidato dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù ha messo a punto una strategia che punta a potenziare un'altra arma del sistema immunitario. L’obiettivo è quello di sviluppare una nuova generazione di cellule Natural Killer (NK), ingegnerizzate geneticamente per superare quelle che sono considerate le tre principali barriere all'efficacia dell'immunoterapia.

Queste cellule "kamikaze" di nuova concezione sono state progettate per riconoscere senza esitazione le cellule tumorali, anche quelle che solitamente riescono a eludere i controlli del sistema immunitario, per resistere ai meccanismi di indebolimento messi in atto dal microambiente tumorale e, non ultimo, per mantenere la loro attività citotossica per un arco di tempo più lungo rispetto alle controparti naturali.

Lo studio, i cui dettagli sono stati pubblicati su Signal Transduction and Targeted Therapy, un periodico del gruppo Nature, dimostra come l'ingegnerizzazione cellulare possa rappresentare un salto di qualità nella progettazione di farmaci "viventi".

L'archivio genetico del cancro e le difese materne

Un altro fronte di ricerca, infine, sta cercando di decifrare il codice con cui il tumore riesce a compiere quella che appare come un'impresa quasi impossibile: disattivare il sistema immunitario per crescere indisturbato e dare origine a metastasi. La risposta, secondo alcuni scienziati, potrebbe risiedere in un antico archivio custodito nel DNA cellulare. Il cancro, infatti, sembra in grado di riattivare programmi genetici che erano rimasti silenti dopo la nascita, quelli stessi che hanno permesso all'embrione di costruire la placenta, invadere i tessuti uterini e creare nuovi vasi sanguigni.

In quell'archivio è conservata anche la chiave per disattivare le difese immunitarie, un espediente che il feto utilizza per non essere rigettato dalla madre e che il tumore reimpara a usare per il proprio tornaconto. Questa capacità di "sfogliare" il passato evolutivo per eludere le difese dell'organismo rappresenta una delle sfide più complesse per la ricerca oncologica, che cerca di sviluppare molecole in grado di inibire questi meccanismi di mimetismo e ripristinare la capacità di attacco del sistema immunitario.

Verso nuove strategie terapeutiche integrate

La sinergia tra queste diverse linee di ricerca – dalla scoperta del ruolo strutturale delle cellule dendritiche allo sviluppo di Natural Killer di seconda generazione, fino alla decifrazione dei meccanismi di mimetismo tumorale – disegna un panorama futuro in cui le immunoterapie potranno essere sempre più mirate e personalizzate. La possibilità di agire non solo sulla funzione attivatrice delle cellule immunitarie, ma anche sulla loro capacità di organizzarsi spazialmente all'interno del tumore, apre la strada a combinazioni terapeutiche inedite.

L'obiettivo finale è quello di trasformare i tumori cosiddetti "freddi", cioè quelli che non generano una risposta immunitaria spontanea e quindi non rispondono alle terapie attuali, in tumori "caldi" e permeabili all'attacco delle difese. Mentre la ricerca prosegue, la sfida per i clinici sarà quella di tradurre queste complesse scoperte di laboratorio in protocolli terapeutici che possano effettivamente migliorare la prognosi dei pazienti, colpendo il cancro dove è più debole e con le armi che la natura, opportunamente ingegnerizzata, può offrire.

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