Il presidente Bucci sulla sentenza del Ponte Morandi: “Un primo passo verso la verità”
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Redazione Interno
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“La sentenza rappresenta un passaggio importante nel percorso di verità e giustizia. Nessuna decisione, però, può colmare il dolore delle famiglie, alle quali rinnoviamo la nostra più sincera vicinanza”. A dirlo è stato il presidente della Liguria Marco Bucci, intervenuto questa mattina ai microfoni di Radio 24 per commentare la sentenza di primo grado pronunciata ieri dal Tribunale di Genova nel processo sul crollo del Ponte Morandi.
Parole che arrivano a quasi otto anni da quel 14 agosto 2018, quando il viadotto Polcevera, noto appunto come Ponte Morandi, collassò piombando nel vuoto con decine di automobili e provocando la morte di 43 persone. Un’ecatombe che sconvolse la città e l’intero Paese, e che ha trovato solo ora un primo, atteso verdetto giudiziario.
“Un passo importante per i parenti delle vittime”
Bucci, che ha seguito la vicenda prima come sindaco di Genova e poi come commissario per la ricostruzione, ha voluto sottolineare il valore del pronunciamento del Tribunale al di là delle singole valutazioni tecniche, dichiarando che non sta a lui giudicare le sentenze, tanto più che non possiede tutti gli elementi per farlo. Ciò che conta, a suo avviso, è che ci sia stata un’aula di giustizia a prendere una decisione, un fatto che assume un significato profondo per i parenti delle vittime, per la città e per il sistema Paese.
Ha poi aggiunto che l’unico modo in cui si può veramente dimostrare di ricordare quelle 43 vite è lavorare affinché tragedie simili non possano più ripetersi. Un richiamo alla responsabilità collettiva e alla necessità di trasformare il lutto in un impegno concreto per la sicurezza delle infrastrutture.
La ricostruzione e il ricordo delle vittime
Ripercorrendo l’esperienza vissuta da primo cittadino e da commissario, il governatore ha ricordato le difficoltà di quei giorni e il lavoro portato avanti con l’aiuto di tutti e della città stessa, che ha fatto moltissimo per sostenere le persone sfollate e per affrontare le difficoltà di collegamento in una Genova che si era ritrovata divisa in tre tronconi.
La struttura commissariale, ha proseguito, ha permesso di completare la demolizione del vecchio ponte e la ricostruzione del nuovo viadotto – il Ponte San Giorgio – in soli quattordici mesi, un risultato che Bucci ha definito esemplare e che dovrebbe continuare a guidare l’azione amministrativa.
Lo stesso spirito, ha concluso, è necessario per realizzare altre grandi opere, a cominciare dalla nuova diga di Genova, e per portare avanti la manutenzione di strade e autostrade in un territorio come quello ligure, costellato di tunnel e ponti che non possono essere trascurati o abbandonati.
Il verdetto e le prossime mosse della procura
Nel frattempo, in Procura si prepara già la battaglia per difendere le condanne inflitte. L’obiettivo dei magistrati è quello di ricorrere in appello e fino alla Cassazione per sostenere l’impianto accusatorio e, in particolare, per cercare di far valere l’aggravante della violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, che i giudici di primo grado non hanno riconosciuto. Una mossa che potrebbe allungare ulteriormente i tempi processuali, già estremamente lunghi, ma che viene considerata necessaria per dare piena attuazione al principio di giustizia.
Al centro della vicenda giudiziaria restano i 33 condannati, tra cui l’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci, che si è visto infliggere una pena di 12 anni di reclusione, e tutti gli altri imputati che dovranno ora attendere il giudizio di secondo grado.




