Il padre di Pietro Silva Orrego, morto a Milano: «Ho un vuoto troppo grande, dentro»
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Redazione Interno
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La voce, sebbene attraversata da una profonda lacerazione, mantiene un tono sorprendentemente controllato, quasi professionale, che stride con la devastazione interiore che tenta di descrivere. «Mi scusi davvero. Non riesco a ricordare. E in questo momento non so neanche se voglio ricordare»: sono queste le parole di Pedro Leon Silva Orrego, cardiologo in pensione, mentre cerca di raccontare il figlio diciannovenne, Pietro, stroncato all'alba di domenica in quello che è apparso subito come un incidente di proporzioni terribili. Il luogo dello schianto, viale Fulvio Testi a Milano, è diventato in poche ore il simbolo di una vita spezzata troppo presto, un punto sulla mappa cittadina che segna il prima e il dopo per una famiglia, la cui esistenza è stata stravolta da una telefonata della ex moglie, quella che lo ha spinto a correre verso l'ospedale Niguarda. Quel vuoto, che lui stesso definisce "troppo grande", è l'unica cosa che riesce a delineare con chiarezza, un'assenza che occupa ogni spazio, rendendo persino doloroso il semplice atto di rievocare i tratti del volto del figlio.
La dinamica si complica con i video sui social
Se il dolore del padre si consuma in un privato straziante, la ricostruzione dei fatti che hanno portato alla morte del giovane sta vivendo, parallelamente, sviluppi intricati e pubblici. La versione iniziale, che indicava in un ventenne privo di patente il conducente del suv di lusso, una Mercedes Classe G Brabus da oltre settecento cavalli, appare ora meno certa. A mettere in discussione quel primo, frammentario racconto sono emersi, circolando insistentemente sui social network, almeno un paio di filmati. Quelle immagini, che gli investigatori stanno ovviamente vagliando con massima cautela, sembrerebbero non solo "scagionare" il giovane inizialmente sospettato, ma aggiungere anche un tassello alla comprensione della scena, spiegando il "mistero" di una scarpa da ginnastica ritrovata fra le lamiere contorte del veicolo, letteralmente spezzatosi in due nell'impatto con un'utilitaria.
Gli investigatori al lavoro sulle generalità del noleggio
Proprio quei video, stando a quanto trapela, contribuirebbero a dipingere un quadro differente, suggerendo che il ventenne non si trovasse neppure a bordo dell'abitacolo al momento dello schianto. La sua presenza, e il suo stato di agitazione e di confusione – con i vestiti macchiati di sangue – accanto alla vettura devastata, avrebbero quindi tratto in inganno i primi soccorritori e un testimone. Una pista su cui gli agenti della polizia locale, coordinati dal comandante Gianluca Mirabelli, stanno concentrando le loro attenzioni riguarda la persona che materialmente ha noleggiato il potente fuoristrada; un soggetto, questo, in possesso di regolare patente di guida, il cui profilo assume un'importanza cruciale per stabilire le effettive dinamiche e le responsabilità, anche alla luce del fatto che a bordo del bolide, secondo le prime ricostruzioni, erano in tre.
Il ricordo di un futuro appena iniziato
Mentre gli accertamenti tecnici procedono, con gli specialisti al setaccio delle riprese delle telecamere di sorveglianza della zona, la figura di Pietro Silva Orrego emerge in controluce, attraverso i dettagli di una normalità che aveva da poco intrapreso un nuovo corso. Aveva appena compiuto diciannove anni e, da una settimana soltanto, aveva iniziato a lavorare presso un supermercato Esselunga, un impiego che forse rappresentava per lui un primo, autonomo passo verso un futuro che sognava, come ricordano ora gli amici, "in grande". Un'esistenza che si è interrotta in un attimo, lasciando sul selciato di viale Fulvio Testi, insieme ai rottami di un sogno di potenza e velocità, quel vuoto incolmabile che suo padre non sa come riempire.




