Ogni 33 ore un detenuto tenta il suicidio nelle carceri dell'Emilia-Romagna

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un tentativo di suicidio ogni 33 ore. È il dato che il garante regionale dei detenuti dell'Emilia-Romagna, Roberto Cavalieri, ha reso noto dopo l'ennesimo episodio che ha avuto come protagonista un detenuto rinchiuso in un istituto di pena della regione. La frequenza con cui si verificano questi gesti, circa uno ogni giorno e mezzo, restituisce la misura di una crisi che attraversa gli undici penitenziari del territorio, dove sono recluse oltre 4mila persone a fronte di una capienza massima che non dovrebbe superare le 3mila unità.

Il caso di Salim El Koudri e la sezione Icare

L'ultimo episodio in ordine di tempo ha riguardato Salim El Koudri, il trentunenne autore dell'attentato del 16 maggio scorso a Modena, dove con la sua auto ha investito otto persone in via Emilia, provocando la morte di Monica Esposito, 55 anni, dopo due mesi di agonia. El Koudri, secondo quanto ricostruito, avrebbe ingerito farmaci in uso al compagno di cella nella sezione Icare del carcere Sant'Anna di Modena, il reparto speciale riservato ai detenuti sottoposti a vigilanza particolare o identificati a forte rischio di autolesionismo e suicidio.

Il trentunenne è stato trasportato al pronto soccorso di Baggiovara, da cui si è poi autodimesso intorno a mezzanotte affermando di sentirsi meglio. «Volevo solo tranquillizzarmi», avrebbe detto, negando il tentativo di suicidio ma ammettendo di aver preso le medicine del compagno di cella.

L'avvocato Fausto Gianelli, difensore di El Koudri, ha chiesto di chiarire la dinamica di quanto accaduto: «Attendiamo di conoscere cosa ha effettivamente ingerito Salim e in che quantità», ha dichiarato, precisando che «nessuna comunicazione è arrivata a questa difesa ufficialmente, nonostante le plurime richieste».

Il suicidio di Mena Istafanous

Pochi giorni prima del tentativo di El Koudri, un altro detenuto aveva messo fine alla propria vita all'interno di un penitenziario regionale. Mena Istafanous, ventiseienne di origine egiziana, è stato trovato impiccato nella sua cella del carcere di Reggio Emilia intorno alle 20 di venerdì sera.

Il giovane era stato arrestato nei giorni precedenti per aver aggredito tre persone a un distributore di carburante in località Buco del Signore: aveva colpito una donna di 66 anni con un cacciavite, poi aveva investito con l'auto due persone accorse in suo soccorso, una ventiquattrenne e un quarantanovenne. Istafanous, che secondo quanto emerso risultava in cura al Centro di salute mentale, era detenuto in una cella singola di un reparto ordinario e non era sottoposto a particolari restrizioni.

La Procura di Reggio Emilia ha aperto un fascicolo contro ignoti per istigazione al suicidio, coordinato dal pm Giulia Galfano, che ha disposto l'acquisizione delle cartelle cliniche e dei verbali di osservazione. Il garante Cavalieri ha parlato del «secondo suicidio quest'anno in Emilia Romagna di persone con patologia psichiatrica», ricordando che nel 2026 nelle carceri della regione risultano altri quattro suicidi e altrettante morti da verificare.

Il sovraffollamento e le condizioni di detenzione

Il quadro che emerge dai numeri è quello di un sistema penitenziario regionale sotto pressione costante. Secondo i dati dell'associazione Antigone, l'Emilia-Romagna presenta un tasso di sovraffollamento del 143%, tre punti sopra la media nazionale del 140%. Il presidente della Regione, Michele de Pascale, nel corso di una visita alla casa circondariale di Bologna lo scorso agosto, ha definito la situazione «inaccettabile», sottolineando come stanze concepite per ospitare una sola persona ne accolgano stabilmente due.

Alla Dozza, struttura con 505 posti regolamentari, i detenuti presenti sono oltre 800. A Ferrara la capienza è di poco inferiore ai 250 posti a fronte di oltre 400 presenze. Il garante Cavalieri ha più volte indicato nella riduzione dei numeri la strada maestra: «L'Emilia Romagna ha più di 1000 detenuti oltre la capienza regolamentare, ci sono dalle 500 alle 700 persone che sono potenzialmente nei termini di legge per poter accedere all'esterno ai benefici».

Le conseguenze sulle persone detenute e sul personale

A pesare non è soltanto la densità abitativa. La carenza di personale, la mancanza di prospettive e il peggioramento delle condizioni di sicurezza concorrono, secondo il garante, ad alimentare un clima in cui i gesti autolesionistici diventano sempre più frequenti. «Si amplificano tutti quelli che sono gli effetti di rimbalzo della sofferenza, come tentativi di suicidio, gli scontri, i conflitti con il personale penitenziario e tra i detenuti stessi», ha spiegato Cavalieri.

Non mancano episodi di violenza: a Modena il sindacato di polizia Sappe ha denunciato l'ennesima aggressione ai danni di tre agenti, presi a calci e pugni. La Regione ha stanziato più di 4,4 milioni di euro per sostenere attività e servizi negli istituti, di cui oltre 2,2 milioni destinati a percorsi formativi e altrettanti all'inserimento lavorativo e ai bisogni abitativi.

Come ha osservato de Pascale, il paradosso è che «mentre sono in carcere possono lavorare, una volta finito il periodo di detenzione, se hanno fatto un percorso di inserimento lavorativo in un'impresa, devono essere licenziati perché diventano di fatto lavoratori irregolari».

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