Costantino Vitagliano, il racconto della rinascita a Verissimo

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   In un salotto televisivo che spesso raccoglie confessioni e svolte personali, Costantino Vitagliano ha scelto di mostrarsi finalmente rinato, consegnando al pubblico di Verissimo, nella puntata andata in onda il 29 novembre, il bilancio di un anno segnato da una lotta fisica e interiore. “Ho ripreso 20 kg e mi hanno tolto tutti i farmaci”, ha dichiarato con un tono di voce che tradisce un sollievo faticosamente conquistato, riferendosi alla terapia a base di cellule staminali che sta seguendo. L’ex tronista, la cui immagine pubblica è stata a lungo associata a una fisicità scultorea, ha descritto senza veli il profondo smarrimento provato di fronte al proprio corpo, che la malattia autoimmune aveva progressivamente svuotato e trasformato, al punto da non riuscire più a compiere gesti semplici come sollevare la propria figlia.

Il percorso terapeutico e il distacco dal cortisone

Il cuore della sua ripresa, come ha spiegato nel corso della lunga intervista condotta da Silvia Toffanin, risiederebbe proprio in un cambio di rotta terapeutico che lo ha portato a un ricovero di quaranta giorni in un reparto ospedaliero da lui stesso definito come uno dei più difficili in cui sia mai stato. Quel periodo, sebbene duro, ha segnato l’inizio di un distacco progressivo dai farmaci che lo avevano tenuto in vita ma che, al contempo, rappresentavano una sorta di prigione chimica. “Mi hanno tolto ciò che era il problema, il cortisone”, ha specificato Vitagliano, sottolineando come l’eliminazione di quel principio attivo, necessario ma gravido di effetti collaterali, abbia costituito la svolta decisiva verso un nuovo equilibrio.

Le donne della sua vita e la paternità ritrovata

Accanto al resoconto clinico, però, l’uomo ha voluto tessere la trama affettiva che ha sorretto la sua convalescenza, presentando in video quelle che ha chiamato “le donne più importanti della sua vita”: la figlia Ayla, di dieci anni, e l’ex compagna Elisa. La loro presenza, discreta ma costante, ha offerto un contrappunto emotivo alla narrazione della malattia, riempiendo di significato la sua battaglia. È stato proprio il pensiero della bambina, infatti, a spingerlo a non arrendersi, in un rovesciamento di prospettiva che lo ha costretto a misurarsi con le proprie paure più profonde. Fino ai quarant’anni, come ha ammesso con disarmante onestà, non aveva mai seriamente considerato l’idea di diventare padre, essendo troppo concentrato su se stesso e sulle proprie ambizioni.

La paura di non essere all'altezza

Quel che emerge dal suo racconto è il ritratto di un uomo che, superata la soglia dei cinquant’anni, ha dovuto fare i conti con un’insicurezza inaspettata, lontana dall’aplomb mostrato in televisione per tanto tempo. “Avevo paura di diventare papà, pensavo di non essere all’altezza, credevo che non sarei stato un buon padre”, ha confessato, rivelando un lato vulnerabile che la malattia non ha fatto che amplificare. Oggi, mentre il suo fisico recupera peso e forza, anche il suo ruolo genitoriale sembra aver trovato una solidità nuova, costruita non sull’apparenza ma sulla consapevolezza di un legame che va oltre ogni prova.

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