Mondiali, il Var finisce nel mirino del Ghana: «Sui loro errori si decide il passaggio del turno»
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Redazione Sport
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Il pareggio a reti bianche tra Inghilterra e Ghana, maturato al termine di una gara tatticamente chiusa e con pochissime occasioni da gol, ha aperto un nuovo fronte di polemiche che va ben oltre il risultato sul campo. Il tecnico del Ghana, Carlos Queiroz, ha scelto di indirizzare le proprie critiche non tanto verso la prestazione della sua squadra, quanto piuttosto verso l'operato della classe arbitrale e, in particolare, verso l'utilizzo del Var.
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L'episodio incriminato, un potenziale calcio di rigore non concesso ai ghanesi, potrebbe aver cambiato le sorti di un match che lascia ora il Gruppo L in un equilibrio perfetto, con quattro punti sia per gli africani che per gli inglesi, mentre la Croazia resta incollata a quota tre in attesa dell'ultima giornata. ilsole24ore +3
Il pareggio, sudato e costruito su una solida fase difensiva, ha permesso al Ghana di tenere testa a una delle favorite del torneo, ma il rammarico per quanto accaduto in area di rigore inglese è destinato a tenere banco nei prossimi giorni, in un clima che si fa sempre più infuocato in vista delle decisive sfide per la qualificazione. gazzettadiparma +3
Il Var e il rigore negato
L'episodio che ha scatenato l'ira del commissario tecnico portoghese è avvenuto nel corso del primo tempo, quando un attaccante ghanese è caduto in area dopo un contatto con un difensore inglese. Le immagini della moviola hanno mostrato un intervento che, agli occhi del Ghana, appariva nettamente punibile con il calcio di rigore, ma l'arbitro, dopo aver consultato il Var, ha deciso di non concedere la massima punizione, lasciando proseguire il gioco e alimentando i sospetti di un trattamento arbitrale diverso per le squadre cosiddette "minori".
Queiroz, a fine partita, non ha usato giri di parole nel commentare la decisione, sottolineando come un errore di quella portata, in una competizione così equilibrata, possa determinare l'eliminazione o il passaggio del turno di un'intera Nazionale.
L'allenatore ha fatto notare come la tecnologia, pensata per assistere gli arbitri e ridurre gli errori, rischi invece di diventare un ulteriore elemento di discrezionalità, quando non viene applicata con la necessaria coerenza e chiarezza.
La frustrazione del Ghana è legata anche al peso specifico di quel momento, perché un gol in quella fase avrebbe costretto l'Inghilterra a scoprirsi, cambiando radicalmente l'inerzia di una partita che, di fatto, si è giocata quasi interamente nella metà campo inglese, con gli attaccanti di Tuchel che hanno collezionato ben diciannove tiri in porta senza però riuscire a superare il portiere avversario. sky +3
Il muro Asare e la sua storia incredibile
Se il Ghana ha portato a casa un punto prezioso, il merito principale va ascritto a Benjamin Asare, il portiere classe 1991 che ha compiuto un autentico miracolo tra i pali, neutralizzando ogni tentativo degli attaccanti inglesi, a cominciare da Harry Kane. La sua storia è quantomeno peculiare, considerando che l'esordio in Nazionale è arrivato solo un anno fa, quando Asare aveva già trentatré anni, un'età in cui per molti portieri la carriera internazionale è già ampiamente consolidata.
Asare è l'unico giocatore dell'undici titolare del Ghana a militare ancora nel campionato locale, difendendo i pali dell'Hearts Of Oak, club noto in patria anche per un curioso episodio legato a un'automobile regalata al portiere per le sue prestazioni, circostanza che ne ha accresciuto il carisma e la popolarità tra i tifosi ghanesi, anche se l'attenzione mediatica mondiale ora si concentra unicamente sulle sue parate.
All'esordio in questa edizione del Mondiale, Asare era subentrato nel secondo tempo della sfida vinta per 1-0 contro Panama, ma contro l'Inghilterra ha disputato la sua prima partita da titolare, dimostrando una personalità e una sicurezza che hanno messo in crisi l'intero reparto offensivo dei Three Lions. I tiri di Kane, le incursioni di Bellingham e i tentativi dalla distanza dei centrocampisti inglesi si sono infranti contro i suoi riflessi, rendendolo di fatto il vero protagonista di un match che poteva chiudersi con un passivo ben più pesante per la sua squadra. gazzetta +3
Il caso Spence-Partey e il clima pre-partita
A complicare ulteriormente il clima già teso della vigilia, le immagini del prepartita hanno fatto il giro del mondo, alimentando un dibattito parallelo a quello strettamente tecnico. Nel corso del rituale che segue gli inni nazionali, Djed Spence, difensore del Tottenham e alla sua ottava presenza con la maglia dell'Inghilterra, è stato ripreso mentre teneva le mani infilate nelle tasche mentre Thomas Partey gli passava accanto, negandogli di fatto la stretta di mano.
Il gesto, interpretato da molti come un deliberato rifiuto, ha scatenato reazioni immediate sui social e nei media internazionali, tanto da diventare un caso che rischia di oscurare la prestazione di entrambe le squadre.
Se da un lato l'episodio potrebbe essere stato frainteso o legato a una distrazione del giocatore inglese, dall'altro la tempistica e il contesto di una partita così importante hanno amplificato la portata del gesto, aggiungendo un ulteriore strato di tensione a un match che di per sé era già carico di significato per le sorti del Gruppo L. La circostanza ha inevitabilmente riportato l'attenzione sulle relazioni tra i calciatori e sui messaggi, anche involontari, che possono passare attraverso semplici gesti in campo. ilmattino +3
Bellingham e le occasioni mancate
Al termine dell'incontro, è stato proprio Jude Bellingham, uno dei più attivi in fase offensiva per l'Inghilterra, a commentare il pareggio con un misto di frustrazione e autocritica. L'attaccante inglese ha sottolineato come i diciannove tiri in porta siano un dato che parla chiaro, evidenziando l'enorme mole di gioco costruita dalla squadra di Tuchel, ma anche l'incapacità di concretizzare le occasioni create.
Le sue dichiarazioni, concentrate sull'efficacia sottoporta e sulla necessità di non sprecare le palle gol, come quelle recapitate a Kane, hanno messo in luce la principale lacuna di una Nazionale che ha dominato il possesso palla e il gioco, ma che ha trovato sulla propria strada un portiere in stato di grazia.
Il pareggio, dunque, lascia l'Inghilterra e il Ghana appaiate in testa al girone, costringendo entrambe le squadre a giocarsi tutto nell'ultima giornata, con la Croazia che osserva a un solo punto di distanza e pronta a sfruttare qualsiasi passo falso.
Per il Ghana, il rammarico per la decisione arbitrale è forte, ma la prestazione di Asare e l'organizzazione difensiva hanno comunque regalato un punto che, a conti fatti, mantiene viva la speranza di approdare alla fase successiva, mentre la polemica sul Var e sui suoi criteri di intervento è destinata a proseguire, alimentando il dibattito su un tema che ormai divide da anni addetti ai lavori e appassionati. sky +3




