Goggia guarda al presente: "Prima la Coppa, le Olimpiadi sono un pensiero lontano"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La neve della Volata, al Passo di San Pellegrino in Val di Fassa, scricchiola sotto gli sci di Sofia Goggia, che definisce quel tracciato, non a caso, una seconda casa. In queste settimane di preparazione, con test in discesa e gigante su una pista che descrive con parole tecniche e appassionate – «quattro giri da un minuto e venti di superG, neve bellissima, molto aggressiva» – l’orizzonte dei Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026, sebbene prossimo nel calendario, sembra volutamente tenuto a debita distanza nella sua mente. La campionessa bergamasca, infatti, articola il suo avvicinamento all’evento con un approccio metodico e scaglionato, dove l’immediato occupa tutto il campo visivo.

La gerarchia degli obiettivi: la Coppa del Mondo come priorità assoluta

Intervistata, Goggia ha posto una netta linea di demarcazione tra il presente agonistico e l’appuntamento a cinque cerchi, confessando di non voler caricare quel momento di un peso prematuro. «Non ci sto pensando troppo», ha dichiarato, spiegando come la serenità che la accompagna derivi proprio dalla successione degli impegni. Per l’azzurra, che domina la pressione trasformandola in energia, la strada verso febbraio 2026 passa obbligatoriamente attraverso le tappe della Coppa del Mondo, considerate tappe fondamentali e imprescindibili del percorso. Sono quelli, infatti, gli appuntamenti su cui concentra tutta la sua attenzione, lasciando che l’orizzonte olimpico resti sullo sfondo, almeno per ora.

La gara mentale e il ricordo di un sostegno decisivo

Se la preparazione atletica procede come un orologio in quelle condizioni eccellenti, è sul piano psicologico che Goggia individua la partita più significativa, definendo la sua vera gara come un fatto che si gioca «fuori dalla pista». In questo percorso interiore, un ruolo fondamentale è stato ricoperto dall’intervento di un noto allenatore, al quale rivolge ancora un sentito ringraziamento per averla aiutata a uscire da un periodo buio. Un momento di difficoltà, di cui ha rivelato di aver pianto a lungo ieri stesso, ma che, nel suo lessico resiliente, diventa «benzina» per alimentare la motivazione e la forza necessarie ad affrontare le sfide.

Il ruolo di portabandiera: un onore già vissuto con rispetto

Anche sul simbolico ruolo di portabandiera per la cerimonia di apertura dei Giochi, Goggia ha espresso una posizione di distaccato equilibrio. Pur avendo già ricoperto quell’incarico nell’edizione precedente, ha dichiarato di rispettare pienamente la scelta del presidente del Coni, riconoscendo come vi siano numerosi atleti meritevoli e accontentandosi dell’esperienza già vissuta. Una dichiarazione che sposta ulteriormente l’accento dall’iconografia all’essenza della competizione, concentrando ogni energia sulla performance sciistica pura, che rimane l’unico vero faro del suo imminente inverno.

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