La biblioteca del mondo di Umberto Eco approda su Sky Arte a dieci anni dalla scomparsa
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La straordinaria biblioteca di Umberto Eco, quel dedalo di volumi che il semiologo aveva accumulato nella sua residenza milanese e che lui stesso amava definire la “memoria vegetale” dell’umanità, diventa il cuore pulsante di un documentario in onda su Sky Arte. Il film, dal Titolo Umberto Eco – La biblioteca del mondo, andrà in onda – in prima visione – venerdì 20 febbraio, a ridosso del decennale della scomparsa dell’autore di Il nome della rosa, per poi essere replicato nei giorni successivi -1. La pellicola, diretta da Davide Ferrario, rappresenta molto più di un semplice omaggio: è il frutto di un progetto che affonda le sue radici nel 2015, quando Vincenzo Trione, all’epoca direttore del Padiglione Italia alla 56. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, affidò a Ferrario l’incarico di realizzare una videoinstallazione sul tema della memoria insieme a Eco. Solo Trione, per la sua vicinanza e autorevolezza, avrebbe potuto avanzare una richiesta simile, forte della certezza di essere ascoltato.
L’origine veneziana e la costruzione di un racconto per immagini
Fu in quell’occasione, un anno prima della morte dello scrittore, che Ferrario riprese Eco per la prima volta nella sua biblioteca privata, riprendendolo mentre si muoveva con disinvoltura tra gli scaffali colmi di oltre cinquantamila volumi moderni e milleduecento preziosi testi antichi -3. Quelle immagini, divenute iconiche dopo la scomparsa del professore avvenuta il 19 febbraio 2016, furono utilizzate dalle televisioni di tutto il mondo per ricordarlo. Qualche anno più tardi, nell’estate del 2021, la famiglia Eco – la moglie Renate Ramge e i figli Stefano e Carlotta – ha chiesto allo stesso regista di tornare in quella casa per realizzare un film che documentasse l’interezza di quel patrimonio librario prima del suo definitivo trasferimento, avvenuto in parte alla Biblioteca Braidense di Milano e in parte all’Università di Bologna -8.
L’officina della mente e i suoi tesori cartacei
Il documentario, della durata di ottanta minuti, non si limita a essere un inventario filmato, ma si propone come un vero e proprio viaggio all’interno dell’officina creativa di uno dei più grandi intellettuali del Novecento -8. Attraverso le parole dello stesso Eco, tratte da quell’intervista del 2015 in cui appare con il suo caratteristico gilet rosso seduto sulla poltrona preferita, e le testimonianze dei familiari e del suo stretto collaboratore Riccardo Fedriga, il film svela il criterio segreto con cui i libri erano disposti -10. Non un ordine alfabetico, ma un sistema di connessioni e rinvii, una mappa del sapere fatta di corrispondenze laterali e verticali: la letteratura popolare dell’Ottocento italiano poteva trovarsi accanto a quella francese e, più su, ai fumetti, a testimonianza di una curiosità intellettuale che abbracciava ogni forma di narrazione, dal romanzo storico alla semiotica, dal giallo ai trattati sui folli letterari. Si scopre, così, che quei volumi non erano semplici strumenti di lavoro, ma vere e proprie miniere di storie e suggestioni, gli elementi che Eco, come un alchimista, distillava per produrre i suoi romanzi e i suoi saggi. Tra gli scaffali, trovano spazio anche le sue ossessioni: il rapporto tra vero e falso, il paradosso, l’identità di Shakespeare, il complottismo, temi che attraversano opere come Il pendolo di Foucault o Il cimitero di Praga.




