Il questore blocca Forza Nuova: niente ronda a Torpignattara
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Redazione Interno
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La Questura di Roma ha posto un netto rifiuto all’iniziativa che il movimento di estrema destra Forza Nuova intendeva tenere, nel pomeriggio del 6 dicembre, all’interno del parco pubblico Giordano Sangalli, nel quartiere di Torpignattara. Il divieto, motivato ufficialmente da una questione di tempistiche procedurali, impedisce così lo svolgimento di quella che era stata propagandata sui social network come una “ronda per la sicurezza”, un presidio itinerante volto, secondo i promotori, a garantire la tranquillità dei cittadini dopo gli ultimi gravi episodi di cronaca che hanno coinvolto l’area. L’evento, il cui annuncio pubblico era circolato solo pochi giorni prima, è stato infatti formalizzato in Questura oltre i termini stabiliti dalla legge per le manifestazioni in suolo pubblico, rendendo di fatto impossibile per le autorità predisporre un adeguato servizio d’ordine e valutare tutte le implicazioni connesse.
La precedenza della contromanifestazione
A complicare ulteriormente il quadro, e a rendere impraticabile qualsiasi concessione, è sopraggiunta la richiesta – presentata in tempi regolamentari – da parte di un collettivo antifascista, la cosiddetta Rete antifascista, di occupare quello stesso spazio per una manifestazione dalle posizioni ideologiche diametralmente opposte. La normativa vigente, che impone di esaminare le domande in base all’ordine cronologico di arrivo, ha così costretto il Questore a dare priorità alla formazione che aveva rispettato i termini, scongiurando di fatto il pericolo di uno scontro fisico tra fazioni avverse in un luogo già teatro di tensioni. La vicenda giudiziaria legata alla violenza sessuale subita da una ragazza nel parco a fine ottobre, con l’arresto di tre dei sei presunti aggressori di origine nordafricana, aveva infatti creato un clima di forte apprensione nel quartiere, offrendo il pretesto per mobilitazioni e strumentalizzazioni di vario segno.
Il contesto di un quartiere sotto pressione
Nei giorni precedenti alla data prevista per la ronda, il movimento Forza Nuova aveva già dato prova della sua presenza a Torpignattara attraverso alcuni presidi serali, caratterizzati dall’uso di fumogeni e dall’esposizione di striscioni che riportavano slogan come “Remigrazione”, in un esplicito riferimento alla tragica aggressione occorsa. Queste azioni, sebbene circoscritte, avevano contribuito ad alimentare un sentimento di paura e di contrapposizione, polarizzando ulteriormente il dibattito sulla sicurezza e sull’integrazione in una periferia complessa e multietnica come quella della capitale. La decisione dell’autorità di pubblica sicurezza, pertanto, si inserisce in un contesto delicatissimo, dove la gestione degli spazi pubblici e del diritto di manifestare deve essere costantemente bilanciata con l’imperativo di prevenire disordini e tutelare l’incolumità delle persone.
Le ragioni di un divieto inevitabile
Al di là delle dichiarazioni di intenti delle parti in causa, che vedevano da un lato una proclamata difesa del territorio e dall’altro una risposta di contrasto a quelle che venivano definite derive xenofobe e intimidatorie, il diniego questorile si fonda su un presupposto tecnico inoppugnabile: l’inosservanza dei termini di preavviso. L’articolo della legge che disciplina il diritto di riunione in luogo pubblico, del resto, non lascia adito a interpretazioni quando viene disatteso, soprattutto in presenza di una contestuale e legittima richiesta che occupa lo stesso slot temporale e geografico. Il caso dimostra, una volta di più, come la pianificazione delle forze dell’ordine e la corretta applicazione delle procedure siano strumenti essenziali per mantenere la pacifica convivenza in scenari potenzialmente esplosivi, evitando che piazze e parchi diventino l’arena per regolamenti di conti ideologici.




