Oscurato ma virale, il paradosso di Fabrizio Corona tra silenzi social e repliche in tv
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La scomparsa dei profili social di Fabrizio Corona dalle piattaforme di Meta, evento che ha generato un immediato clamore, solleva interrogativi sui confini tra enforcement delle regole e percezione di censura. La decisione, che ha coinvolto sia gli account personali dell’ex fotografo sia quelli legati al programma Falsissimo, è giunta dopo una serie di diffide inviate dall’ufficio legale di Mediaset. Le segnalazioni, che hanno preceduto la rimozione, denunciavano una molteplicità di violazioni, spaziando dall’utilizzo non autorizzato di materiale protetto da copyright alla diffusione, secondo l’emittente, di contenuti diffamatori e di messaggi riconducibili all’incitamento all’odio. Una mossa, questa, che ha di fatto interrotto la pubblicazione delle puntate del format, le quali avevano recentemente concentrato i propri contenuti su figure come Alfonso Signorini e sulla stessa compagnia televisiva.
Le proteste legali e l'ombra delle sentenze
A contestare pubblicamente l’operato del colosso tecnologico è stato l’avvocato di Corona, Ivano Chiesa, il quale, in un video diventato rapidamente virale, ha espresso forti riserve sulla legittimità dell’intervento. “Qualcuno mi ha scritto che siamo in Corea, è quello che penso anch’io”, ha dichiarato il legale, aggiungendo una critica puntuale sui presupposti della rimozione. “Come fanno questi grandi provider - e cioè ‘violazione del copyright e contenuti diffamatori’. Sui contenuti diffamatori chi l’ha stabilito? Ci son delle sentenze? No”, ha argomentato Chiesa, sottolineando come la decisione sembri poggiare su segnalazioni private piuttosto che su pronunce giudiziarie definitive. La sua posizione, che definisce l’accaduto “un'operazione di censura impressionante, degna di altri Paesi non democratici”, delinea un conflitto tra la politica di moderazione dei contenuti adottata dalle piattaforme e le garanzie di un contraddittorio giurisdizionale.
La bizzarra rinascita in forma parodistica
Mentre i canali diretti vengono meno, la figura di Corona conosce però una repentina e inattesa riemersione nel panorama dell’intrattenimento televisivo, attraverso una curiosa via parodistica. Non è la prima volta che accade, ma l’episodio recente vede protagonista Gabriele Vagnato, attore e conduttore che ha collaborato in passato con Fiorello. Vagnato ha pubblicato sul proprio canale YouTube una imitazione dell’ex re dei paparazzi, inserendola in un contesto che riecheggia le sue note vicende giudiziarie, incluso il contenzioso con Mediaset. La performance, ironica e grottesca, si è arricchita di un elemento di mistero: l’attore ha mostrato infatti un messaggio criptico, attribuito allo stesso Corona, che recitava “ho bisogno di un giorno per riflettere”. Un frammento che, se da un lato sembra alludere a una momentanea ritirata, dall’altro alimenta ulteriormente la curiosità intorno alla sua persona.
Il contesto giudiziario e gli standard delle piattaforme
La vicenda si inserisce in un quadro giudiziario articolato, che vede Corona coinvolto in procedimenti legali, come quello relativo al presunto sistema Signorini, e in cause civili con l’emittente televisiva. La risposta ufficiale di Meta alla rimozione dei profili ha fatto esplicito riferimento alla violazione degli “standard della community”, menzionando nello specifico i contenuti riguardanti Signorini. Questo passaggio evidenzia come le politiche interne dei social network, spesso delineate in termini molto ampi, possano diventare lo strumento attraverso il quale risolvere contenziosi che affondano le radici in dispute esterne alla piattaforma stessa. L’episodio, nel suo complesso, delinea un meccanismo per cui l’oscuramento di una voce dal web non ne determina la scomparsa dall’arena pubblica, ma ne moltiplica le tracce, seppure in forme deformate e mediate, creando un paradosso di visibilità che alimenta il dibattito proprio mentre cerca di sopirlo.




