Piazza Affari, banche trascinano il listino nel day della paura per i tassi e il tech
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Redazione Economia
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Le borse europee hanno chiuso l'ultima seduta della settimana in netto rosso, preda di un'ondata di vendite che ha colpito in misura particolare il comparto finanziario, il quale ha risentito di un clima di generale avversione al rischio. A pesare sugli umori degli investitori, i quali hanno operato massicce prese di beneficio, sono state principalmente due preoccupazioni, peraltro già emerse nelle sessioni precedenti: da un lato, il consolidarsi di timori circa una possibile frenata dell'economia statunitense, la quale, complici alcune dichiarazioni di cui si è avuta notizia, induce a ritenere che la Federal Reserve potrebbe astenersi dall'atteso taglio dei tassi d'interesse già a metà dicembre; dall'altro, persiste il timore del vuoto, legato a valutazioni ormai considerate da molti eccessivamente gonfie per i titoli tecnologici, specialmente quelli legati all'intelligenza artificiale, la cui corsa sembra aver raggiunto livelli da bolla speculativa. Non c'è stata, invero, una scintilla precisa a innescare la correzione, se non la percezione di un mercato ormai ipercomprato e bisognoso di una pausa di riflessione dopo rally prolungati.
Il Ftse Mib fa peggio di tutti in Europa
In questo contesto, Piazza Affari si è distinta in negativo, segnando la performance peggiore tra i principali listini del Vecchio Continente. Il Ftse Mib, infatti, ha ceduto l'1,7 per cento, chiudendo la giornata a 43.994 punti, un tonfo che lo ha reso il fanalino di coda d'Europa. Il paniere milanese è stato appesantito in modo significativo proprio dalle pesanti vendite che hanno colpito il settore bancario, i cui titoli, oggetto di una vera e propria pioggia di ordini al ribasso, hanno registrato cali consistenti, trascinando in basso l'intero indice. La loro debolezza, del resto, riflette una cautela amplificata, poiché le banche sono tradizionalmente sensibili alle attese sui tassi d'interesse e alle prospettive di crescita economica, due variabili che in queste ore appaiono nuovamente offuscate da un velo di incertezza.
Il rimbalzo di Azimut e il caso isolato di Snam
Nonostante il quadro generale negativo, qualcuno è riuscito a contrastare la tendenza del mercato. In cima alla classifica dei titoli in rialzo del Ftse Mib si è piazzato Azimut, che ha segnato un rimbalzo del 3,5 per cento, recuperando così una parte consistente dello scivolone patito nella seduta precedente, un tonfo che era stato provocato dai rilievi mossi da Bankitalia. Un buon andamento, seppur in controtendenza, lo ha fatto registrare anche Snam, i cui titoli hanno mostrato solidità in un mare di vendite, costituendo un caso isolato di forza in una giornata altrimenti segnata dal pessimismo. Questi scampoli di positività, tuttavia, non sono bastati a controbilanciare la pressione vendite che si è concentrata sulla maggior parte degli altri comparti, con le banche a fare inevitabilmente da traino al declino.
Il recupero di Wall Street che evita il peggio
La giornata, per quanto difficile, ha comunque evitato gli esiti più catastrofici, grazie soprattutto all'andamento dei listini statunitensi. Dopo un avvio in netto ribasso, che aveva alimentato il panico nei mercati europei, il Nasdaq, indice di riferimento per i titoli tecnologici, ha infatti invertito la rotta, segnando un recupero che ha scongiurato il concretizzarsi di un temuto venerdì nero. Quel rimbalzo, seppur non sufficiente a rasserenare completamente gli animi, ha operato da argine, impedendo che le perdite europee assumessero proporzioni ancor più gravi e dimostrando come la paura per una bolla tech, sebbene reale, non abbia per il momento intaccato del tutto la fiducia in alcuni dei suoi protagonisti principali, i quali continuano a essere visti da molti come un investimento di lungo periodo.




