Esplosione in una moschea in Nigeria, almeno sette vittime a Maiduguri
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Redazione Esteri
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Un’esplosione, descritta come un presunto attentato dinamitardo, ha devastato una moschea nella città di Maiduguri, nel nord-est della Nigeria, causando la morte di sette persone mentre i fedeli si riunivano per la preghiera serale. Lo ha dichiarato all’agenzia Afp un comandante delle milizie anti-jihadista, Babakura Kolo, sottolineando come l’edificio, colpito in un momento di raccoglimento, fosse particolarmente affollato e come il bilancio, per sua stessa ammissione, resti provvisorio e dunque suscettibile di aggravarsi.
Il teatro di una lunga insurrezione
Maiduguri, che è la capitale dello stato di Borno, rappresenta da anni il cuore operativo di una feroce e complessa insurrezione jihadista, portata avanti principalmente dai gruppi di Boko Haram e dalla Provincia dell’Africa Occidentale dello Stato Islamico. Gli attentati, spesso condotti con ordigni artigianali, non sono una novità in quell’area martoriata, sebbene colpire un luogo di culto durante le preghiere segni un ulteriore, tragico, gradino nella strategia del terrore.
Le indagini e il silenzio delle sigle
Al momento, come spesso accade in simili episodi di cronaca nera nella regione, nessun gruppo armato ha formalmente rivendicato la paternità dell’attacco, lasciando spazio alle indagini delle autorità locali e alle valutazioni degli analisti. Questo silenzio, che non di rado precede rivendicazioni più tarde o dichiarazioni propagandistiche, complica il quadro immediato, rendendo arduo stabilire con certezza la dinamica precisa e la mano che ha materialmente piazzato l’ordigno.
Un contesto di permanente instabilità
L’episodio si inserisce in un contesto di permanente instabilità, dove la violenza settaria e gli scontri armati continuano a mietere vittime nonostante gli sforzi delle forze di sicurezza nigeriane e delle milizie civili di autodifesa. La cronaca giudiziaria legata a questi fatti, d’altronde, è costellata di processi spesso celebrati a porte chiuse per motivi di sicurezza, con imputati accusati di terrorismo e di aver fornito supporto logistico alle cellule jihadiste attive sul territorio.




