Ergastolo per il femminicidio di Emanuela Massicci: riconosciuta anche la tortura

Ergastolo per il femminicidio di Emanuela Massicci: riconosciuta anche la tortura
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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'ergastolo per il femminicidio di Emanuela Massicci è stato pronunciato dalla Corte d'Assise di Macerata, che ha condannato Massimo Malavolta anche a tre mesi di isolamento diurno, riconoscendo il reato di tortura come uno degli elementi centrali della sentenza. I giudici hanno accolto integralmente la ricostruzione della Procura di Ascoli Piceno, escludendo qualsiasi vizio di mente dell'imputato. La vittima, 45 anni, fu uccisa il 19 dicembre 2024 nella loro abitazione di Ripaberarda, frazione di Castignano, al termine di una vicenda che l'accusa ha ricostruito come caratterizzata da maltrattamenti, lesioni e violenze culminate nell'omicidio.

La sentenza accoglie integralmente l'impianto accusatorio

La Corte d'Assise ha confermato la contestazione della Procura di Ascoli Piceno, che aveva qualificato il delitto come omicidio pluriaggravato quale conseguenza voluta dei delitti di maltrattamenti, lesioni e tortura. Tra le aggravanti riconosciute figurano il fatto che il delitto sia stato commesso nei confronti della moglie, nell'ambito di maltrattamenti, con crudeltà, per futili motivi e approfittando della minorata difesa della vittima. Secondo l'accusa, inoltre, Emanuela Massicci sarebbe stata sottoposta a torture anche nei giorni precedenti alla sua uccisione, un elemento che ha assunto un rilievo decisivo nella pronuncia dei giudici.

Il riconoscimento del reato di tortura rappresenta il passaggio più significativo della decisione della Corte. I giudici hanno infatti ritenuto fondata la ricostruzione presentata dall'accusa, che aveva sostenuto come le violenze non si fossero limitate al momento dell'omicidio ma si inserissero in un contesto di maltrattamenti e sofferenze inflitte alla vittima prima della sua morte. Contestualmente è stata esclusa qualsiasi forma di vizio di mente dell'imputato, confermando così la piena responsabilità penale di Massimo Malavolta per i fatti contestati.

Le parole della Procura dopo la condanna

Dopo la lettura della sentenza, il procuratore di Ascoli Piceno Umberto Monti ha commentato l'esito del processo davanti ai giornalisti presenti fuori dall'aula. Ripercorrendo l'indagine sul femminicidio, il magistrato ha definito quanto emerso durante gli accertamenti come un caso che lo ha profondamente colpito, affermando di non aver mai visto una persona torturata in quel modo. Ha inoltre aggiunto che l'ergastolo rappresenta, a suo giudizio, la risposta adeguata a un fatto definito di particolare gravità, richiamando la brutalità delle violenze ricostruite nel corso delle indagini e accolte dalla Corte nella decisione finale.

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