Iran, confermate le condanne a morte di tre detenuti di Evin
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
L'8 gennaio, mentre l'Italia celebrava la liberazione della reporter Cecilia Sala, la Corte Suprema di Teheran confermava l'esecuzione per Pakhshan Azizi, Behrouz Ehsani e Mehdi Hassani, detenuti nel famigerato carcere di Evin. Questo carcere, noto per le sue condizioni disumane e per essere teatro di violazioni sistematiche dei diritti umani, è diventato simbolo della repressione del regime iraniano. La gioia per la liberazione di Sala, che ha descritto il suo ritorno alla libertà come un'esperienza intrisa di euforia ma anche di un senso di colpa per i "fortunati", contrasta drammaticamente con il destino dei tre prigionieri politici, la cui esecuzione è stata confermata nello stesso giorno.
Il 2024 si è chiuso con un macabro record di esecuzioni in Iran: almeno 901 persone sono state giustiziate, secondo il rapporto di Hengaw, un'organizzazione per i diritti umani con sede in Norvegia. Questo dato allarmante evidenzia un aumento delle esecuzioni, degli arresti arbitrari e delle violenze sistematiche, sottolineando un anno di grave oppressione. Il rapporto di Hengaw, particolarmente attento ai diritti dell'etnia curda, documenta in dettaglio le violazioni dei diritti umani avvenute nel corso dell'anno, offrendo un quadro completo e inquietante della situazione.
Parallelamente, Iran Human Rights (IHR) ha pubblicato un rapporto specifico sulle donne, rivelando che nel 2024 si è registrato il più alto numero di esecuzioni femminili degli ultimi 17 anni, con 31 donne giustiziate. Dal 2010 al 2024, almeno 241 donne sono state giustiziate in Iran, di cui 114 per omicidio, 107 per reati legati alla droga, quattro per accuse legate alla sicurezza e 16 per accuse sconosciute. Di queste, 121 donne sono state identificate solo con le iniziali o sono rimaste completamente anonime, evidenziando la mancanza di trasparenza e il clima di terrore che pervade il sistema giudiziario iraniano.
La conferma delle condanne a morte di Azizi, Ehsani e Hassani rappresenta un ulteriore capitolo nella lunga storia di repressione e violenza che caratterizza il regime iraniano.




