Mark Ruffalo a Roma contro il “mondo cinico” di Trump: “I giovani riscrivono il futuro”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’attesa, nel Cinema Adriano gremito fino all’ultimo posto, non era certo per l’ennesima intervista patinata a una star di passaggio, ma per ascoltare quello che Mark Ruffalo – volto noto dell’attivismo americano ben più che interprete di supereroi – aveva da dire a seimilacinquecento studenti, tra quelli presenti in sala e quelli collegati in streaming, sullo stato di salute della democrazia globale. L’occasione, apparentemente culturale, era la proiezione di “Tutto quello che resta di te”, epopea diretta da Cherien Dabis che ripercorre la storia palestinese dal 1948 al 2022 attraverso le vicende di una famiglia di Jaffa; un film di cui l’attore è produttore esecutivo e che, come ha spiegato ai ragazzi, rappresenta “una storia di cui il mondo ha urgente bisogno”. Ma il cuore pulsante dell’incontro, organizzato nell’ambito del progetto ArtMedia Cinema e Scuola, è presto diventato politico, con Ruffalo che ha preso di mira senza mezzi termini la linea del presidente Donald Trump e del premier israeliano Benjamin Netanyahu.
“Non vogliamo la loro visione nichilista”
Davanti a una platea giovanissima, l’attore ha delineato una contrapposizione netta tra due modelli di mondo. Da un lato, ha spiegato, c’è quello “cinico e nichilista” proposto da Trump e Netanyahu, un sistema che – a suo giudizio – “onora solo la forza, il potere e la violenza, rifiutando il diritto internazionale e qualsiasi limite etico”. Dall’altro, invece, la visione di chi, come i ragazzi in sala, ha accesso in tempo reale attraverso i telefoni alle “atrocità che avvengono ogni giorno” e può dunque farsi un’opinione libera dai filtri della propaganda tradizionale. Ruffalo, che ha ricordato come la confusione stia lasciando il posto a una “crescente chiarezza” sulla necessità di cambiare rotta, ha voluto lanciare un messaggio di speranza attiva: le sorti del mondo, ha detto con convinzione, sono nelle mani dei giovani, chiamati a “costruire il mondo che vogliono vedere”. Non si è trattato, quindi, di una semplice denuncia, quanto piuttosto di una riappropriazione del futuro, un passaggio di testimone generazionale affidato alla forza della narrazione cinematografica e alla responsabilità civile.
Il caso del tumore e l’attacco al Papa “americano”
A impreziosire il suo intervento romano – dove sta girando il thriller “Santo subito” sulla canonizzazione di Giovanni Paolo II – Ruffalo ha aggiunto un retroscena personale che raramente racconta, legato alla sua salute. L’attore ha rivelato infatti di essere rimasto sordo all’orecchio sinistro a causa di un tumore benigno diagnosticatogli anni fa, una vicenda privata che non ha mai usato come scudo ma che, nelle sue parole, restituisce la misura della fragilità umana dietro la scorza del personaggio pubblico. Quanto basta per passare a un altro tema scottante, ovvero gli attacchi verbali che lo stesso presidente Trump ha rivolto a Papa Leone XIV, il primo pontefice di origine americana. Ruffalo non ha usato mezzi termini per definire tali accuse: “Una commedia oltraggiosa”. Pur ammettendo di avere divergenze profonde con la Chiesa cattolica su temi come i diritti riproduttivi o la giustizia per le vittime di abusi, l’attore ha riconosciuto nel Papa un “uomo sincero”, capace di dimostrare “grande coraggio di fronte a una guerra ingiusta”. La destra religiosa che attacca il Vicario di Cristo, ha concluso quasi sconcertato, dovrebbe forse farsi un esame di coscienza prima di impartire lezioni di teologia.
Le storie come arma per accorciare le distanze
Al di là delle bordate politiche – che lo hanno portato a definire l’inquilino della Casa Bianca “il peggior essere umano” durante i Golden Globe – Ruffalo ha voluto lasciare ai ragazzi un’eredità culturale profonda. “Le immagini e le storie possono accorciare le distanze tra le persone”, ha spiegato, riferendosi al potere terapeutico e conoscitivo del cinema in un’epoca di guerre ipermediate ma spesso incomprese. Se è vero che la produzione di “Tutto quello che resta di te” è stata costellata di difficoltà – con la troupe costretta a fuggire dal luogo delle riprese proprio il 7 ottobre, a causa dello scoppio improvviso della violenza – è altrettanto vero che Ruffalo ha trasformato quell’ostacolo in un atto di resistenza culturale. In questo senso, l’incontro al Cinema Adriano è stato molto più di un semplice tour promozionale: una vera e propria lezione di metodo su come trasformare l’indignazione in azione, e l’azione in racconto.




