Diouf e il ruolo che non è suo: "Anche all'Inter gioco fuori posizione, ma l'importante è aiutare la squadra"
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Redazione Sport
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Andy Diouf non si nasconde dietro le parole di circostanza. Il centrocampista dell'Inter, schierato titolare da Zinedine Zidane nel ruolo inedito di terzino sinistro nella vittoria della Francia sul Belgio, ha raccontato senza filtri la sua situazione, tirando in ballo anche la sua avventura in nerazzurro. «Anche all'Inter gioco in una posizione che non è necessariamente la mia, ma come dico sempre, la cosa più importante in questo momento è essere in campo e aiutare la squadra», ha spiegato il classe 2003 al termine della sfida.
Un debutto da terzino sinistro
La partita contro il Belgio, decisa dalla rete di Olise, ha rappresentato per Diouf la prima apparizione assoluta con la maglia della Nazionale francese. Zidane, che aveva già anticipato l'idea nei giorni scorsi, ha mantenuto la promessa, schierandolo in una difesa a quattro sulla corsia mancina. Una scelta sorprendente, considerando che il giocatore nasce mezzala e che nelle gerarchie dei Bleus, nel suo ruolo naturale, avrebbe avuto pochissimo spazio.
Il francese ha risposto presente, mettendo in mostra una prestazione di sostanza: quattro contrasti vinti su quattro, il 95% dei passaggi riusciti nella trequarti avversaria e una serie di chiusure difensive che hanno contribuito a mantenere la porta inviolata.
Intervistato anche da L'Équipe, Diouf ha raccontato le indicazioni ricevute dal commissario tecnico prima del fischio d'inizio. «Era la prima volta per me come terzino, ed è vero che non avevo tutti i riferimenti in quel ruolo. Ma Zidane ha preparato con me il match al meglio e mi ha dato qualche consiglio. Mi ha chiesto di partecipare al gioco, prendere l'iniziativa, giocare largo e occupare tutto il terreno di gioco, poi anche di accentrarmi e creare combinazioni». Un'adattabilità che non sorprende chi ha seguito il suo percorso recente, fatto di spostamenti continui lungo il campo.
La trasformazione in nerazzurro
Prima di Zidane, era stato Cristian Chivu a intuire le potenzialità di Diouf lontano dal centro del campo. Nell'Inter, complice la partenza di Dumfries e l'attesa per il rientro di Spence, il tecnico ha scelto di utilizzarlo come quinto di destra. Una posizione che il francese ha inizialmente accettato con qualche riserva, ma che ha finito per abbracciare con risultati tangibili: tre assist nelle prime cinque uscite stagionali, numeri che testimoniano una crescita costante e un adattamento tutt'altro che superficiale.
«Sì, mi diverto. È vero che mi diverto di più quando gioco nel mio ruolo, ma mi diverto anche così», ha aggiunto Diouf, lasciando trasparire una serenità che va oltre le preferenze tattiche. La sua duttilità, del resto, sta diventando un'arma preziosa in un calendario denso di impegni, dove la capacità di ricoprire più posizioni rappresenta un vantaggio competitivo non indifferente. Il rientro di Spence potrebbe restituirgli minuti in mezzo al campo, ma la sensazione è che Chivu non voglia più rinunciare alla sua versatilità sulle fasce.
La valutazione di Rothen
A commentare la prestazione di Diouf contro il Belgio è intervenuto anche Jérôme Rothen, ex giocatore del Paris Saint-Germain, oggi opinionista per RMC Sport. Pur riconoscendo le qualità del nerazzurro, l'ex centrocampista ha sollevato qualche perplessità sulla fase difensiva. «Forse stupirò qualcuno con quello che dirò: non si può dire che abbia fatto un match incredibile, sono d'accordo con Samuel Umtiti. C'è una fase offensiva e una difensiva: per un'ora la Francia ha avuto il pallino del gioco e quindi per lui le cose sono state più facili».
Rothen ha poi aggiunto un dettaglio specifico: «In una circostanza Kevin de Bruyne partiva con cinque metri di svantaggio su di lui e nello spazio di dieci metri Diouf ne ha persi otto, per dire come De Bruyne lo abbia bruciato». Nonostante le critiche, l'ex giocatore ha comunque sottolineato come Diouf sia «un calciatore migliore» di Adrien Truffert, attuale concorrente nel ruolo, e abbia tutte le qualità per crescere anche in una posizione ancora da esplorare completamente.
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