Odissea, il kolossal di Nolan che riscrive le regole del cinema epico
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è un momento, nel corso della visione di Odissea, in cui ci si accorge che Christopher Nolan non ha semplicemente trasposto un poema, ma ha compiuto una vera e propria operazione di scavo archeologico nel cuore del mito. Il regista, aiutato da un cast fuori scala e da un impianto audiovisivo che definire semplicemente "monumentale" sarebbe riduttivo, ha confezionato un film che è al contempo un kolossal di intrattenimento e una riflessione cupissima sulla natura umana, sulla guerra e sul peso delle proprie colpe.
Lontano dalle architetture labirintiche di Tenet o dall'astrazione temporale di Inception, Nolan sembra aver trovato, nell'antica Grecia di Omero, il terreno fertile per mettere in scena la sua visione più matura e, forse, più accessibile, sebbene non meno complessa.
Un kolossal firmato Nolan: il primo film in IMAX 70mm
Odissea arriva nelle sale italiane il 16 luglio e rappresenta un unicum nella storia del cinema: è infatti il primo lungometraggio interamente girato con cineprese IMAX in pellicola 70mm. Per restituire la vastità del viaggio di Ulisse (interpretato da un ispirato Matt Damon), la troupe ha girato per 91 giorni in sei Paesi, tra cui Marocco, Grecia, Islanda, Scozia e Italia, dove le Isole Eolie e la Sicilia hanno fatto da sfondo ad alcune delle sequenze più evocative.
Il risultato è un'esperienza sensoriale totalizzante, in cui la tempesta di Poseidone, il fragore della guerra e il canto delle sirene diventano elementi fisici che avvolgono lo spettatore.
Nolan, coerente con la sua poetica, ha fatto della fisicità il suo cavallo di battaglia. Il ciclope Polifemo, ad esempio, non è un mostro digitale, ma il frutto di un complesso lavoro di animatronica e pupazzi, interpretato da Bill Irwin. La nave dei Greci era una nave vera che ha solcato il Mediterraneo.
Le scelte produttive, dal budget di oltre 250 milioni di dollari alla decisione di escludere influencer dalle anteprime per privilegiare la critica, sono tutte funzionali a restituire un'idea di cinema come evento totale, in cui lo spettacolo visivo non è mai fine a sé stesso, ma serve a veicolare un messaggio più profondo.
Ulisse antieroe: tra narcisismo e senso di colpa
La vera scommessa di Christopher Nolan, però, non era tecnica, ma narrativa. Sarebbe stato banale aspettarsi una trasposizione fedele dell'Odissea, e Nolan giustamente non la cerca. La sua pellicola, come sottolineato da diverse recensioni, non è il resoconto epico di un eroe, ma il diario drammatico di un uomo sconfitto, schiacciato dal peso delle proprie responsabilità. L'Ulisse di Matt Damon è un narcisista, un uomo accecato da sé stesso che, nella sua spasmodica ricerca di "virtute e canoscenza" (come avrebbe detto Dante, che lo condanna nell'Inferno), ha sacrificato tutto e tutti.
La guerra di Troia, che nel film viene mostrata in flashback, non è un momento di gloria, ma il peccato originale che pesa sulla coscienza dell'eroe per tutto il viaggio. Le parole di Ulisse, legato all'albero della nave mentre ascolta il canto delle Sirene, sono emblematiche: "È il canto di tutte le promesse che non ho mantenuto".
A contribuire a questa lettura in chiave cupa e disillusa è il rapporto di Ulisse con gli dèi. Nolan ha scelto di non renderli visibili, se non nella figura di Atena, interpretata da Zendaya, che funge più da coscienza critica che da divinità protettrice. La loro presenza è evocata attraverso la forza della natura, come la tempesta che simboleggia l'ira di Poseidone, suggerendo che gli uomini, cercando di sostituirsi agli dèi, sono destinati a soccombere alla loro stessa arroganza.
"Gli dei aiutano chi aiuta sé stesso", dice il moderno Ulisse di Matt Damon, una frase che, nella sua pragmaticità, suona quasi come un'amara presa di coscienza della propria solitudine di fronte al destino.
Un cast stellare e il ruolo di Circe e Penelope
Le sorprese maggiori, però, arrivano dal cast, che è un vero e proprio carosello di star. Oltre a Damon, sono infatti in scena un Robert Pattinson che si diverte a fare il cattivo nei panni del pretendente Antinoo e un Tom Holland che, nei panni del giovane Telemaco, rappresenta il cuore pulsante del film, l'unico barlume di speranza in un mondo di dolore. Ma a rubare la scena sono le figure femminili. Anne Hathaway regala una Penelope non solo sofferente, ma carica di una dignità regale quasi minacciosa quando afferma di essere seduta su un trono che solo un uomo può occupare.
La grande intuizione di Nolan è stata quella di affidare a Samantha Morton il ruolo di Circe, trasformandola da figura di seduzione in una maga rabbiosa e vendicativa che denuncia gli appetiti belluini degli uomini, mentre Charlize Theron, nei panni di Calipso, è una ninfa rassegnata e malinconica. Anche Lupita Nyong'o, con il suo doppio ruolo di Elena di Troia e Clitennestra, aggiunge un tocco di drammaticità, con Elena rappresentata con un volto sfregiato, andando oltre il canone di bellezza mitologico.
La durata, di 172 minuti, scorre via rapidamente, grazie a un montaggio serrato che alterna i piani temporali con una chiarezza mai scontata. Se da un lato il film si prende alcune libertà con il poema, come il ruolo espanso del cane Argo, dall'altro offre una potente riflessione sulla guerra ("se Troia brucia, brucia il mondo intero" ) che sembra parlare direttamente al nostro presente.
Odissea è un film che si ama o si odia, ma che difficilmente lascia indifferenti, perché ha l'ambizione di parlare non solo di un eroe del passato, ma dell'uomo contemporaneo, dei suoi fallimenti, della sua violenza e della sua eterna, malinconica, ricerca di un ritorno che, forse, è solo un'illusione.




