Trump nega i visti all'Anp per l'Onu, Abu Mazen resta a casa
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Redazione Esteri
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L’amministrazione Trump ha negato i visti d’ingresso alla delegazione palestinese, la cui delegazione – che includeva anche il presidente Mahmoud Abbas, noto come Abu Mazen – avrebbe dovuto partecipare ai lavori dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. La mossa, annunciata dal segretario di Stato Marco Rubio attraverso una nota ufficiale, rappresenta un inasprimento senza precedenti nella politica estera americana verso l’Autorità Nazionale Palestinese, la quale, privata della consueta tribuna internazionale, si vede così isolata sul palcoscenico globale.
Le motivazioni addotte dal dipartimento di Stato, le quali si rifanno a una presunta “mancata presa di posizione forte contro Hamas dopo l’attacco del 7 ottobre”, si inseriscono in un contesto ben più ampio e articolato. La decisione, definita dall’amministrazione come un modo per “non premiare il terrorismo”, arriva in un momento di massima tensione operativa nella Striscia di Gaza, dove le forze israeliane hanno dichiarato Gaza City “zona di combattimento pericolosa”, revocando persino le pause umanitarie che permettevano una seppur minima distribuzione di aiuti.
Proprio mentre l’esercito israeliano dà il via alle prime fasi di quella che ha definito un’occupazione militare della principale città di Gaza, costringendo decine di migliaia di persone a fuggire, gli Stati Uniti scelgono di alzare ulteriormente l’asticella dello scontro diplomatico. La revoca dei visti, che di per sé costituisce un atto raro e gravoso, impedisce non solo la partecipazione all’Assemblea Generale ma anche qualsiasi margine di manovra negoziale diretta in seno all’Onu, dove era attesa un’iniziativa guidata dalla Francia per il riconoscimento dello Stato palestinese.




