Minaccia un compagno con una pistola a salve in classe a Primavalle, studente di 14 anni denunciato

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’ennesimo episodio di violenza giovanile, che per la sua dinamica e per il contesto in cui è maturato riporta alla memoria fatti di cronaca recenti e non solo, ha scosso la routine di un istituto superiore nel quartiere Primavalle, alla periferia nord di Roma. È successo nel tardo mattino di ieri, giovedì 19 febbraio, quando intorno alle tredici e trenta, mentre le lezioni volgevano ormai al termine, un ragazzino di appena quattordici anni ha estratto uno di quegli oggetti la cui presenza in un’aula scolastica nessuno vorrebbe mai nemmeno immaginare. Approfittando di un momento in cui il docente, ignaro di quanto stava per accadere alle sue spalle, era girato verso la lavagna, lo studente ha impugnato una pistola scacciacani – un’arma a salve, priva del caratteristico tappo rosso che ne contraddistingue l’innocuità e, stando a quanto emerso dalle prime ricostruzioni, anche modificata nella sua struttura originale – e l’ha puntata direttamente contro un coetaneo, un compagno di classe seduto verosimilmente nei banchi vicini, pronunciando una minaccia secca e agghiacciante: “Ti sparo”.

Il panico, come è facile immaginare, si è impadronito degli altri alunni presenti, alcuni dei quali hanno avuto la prontezza – o forse, più semplicemente, la reazione istintiva dell’era digitale in cui viviamo – di filmare la scena con i propri telefoni cellulari. Quel video, girato nell’istante stesso in cui la minaccia veniva proferita e l’arma, seppur a salve, veniva puntata, ha subito cominciato a circolare, diventando virale all’interno della ristretta cerchia degli studenti e finendo, com’era forse nelle intenzioni di chi lo ha diffuso, direttamente sul dispositivo della vittima designata. È stato a quel punto, dopo aver ricevuto la prova evidente di quanto accaduto, che il ragazzo preso di mira ha trovato il coraggio di rompere il silenzio, rivolgendosi non all’insegnante, ancora probabilmente all’oscuro di tutto, ma direttamente alla vicepreside dell’istituto, l’Istituto Statale Vittorio Gassman, una realtà scolastica consolidata sul territorio e che proprio a Primavalle ha le sue radici -1.

La dirigente, allertata dalla segnalazione, non ha esitato un istante e ha attivato le procedure previste in casi di tale gravità, richiedendo l’intervento delle forze dell’ordine. Sul posto, in via Pietro Maffi, sono giunti i carabinieri del nucleo radiomobile che, identificato il minorenne, lo hanno immediatamente preso in carico e accompagnato in caserma per gli accertamenti del caso. L’arma, una pistola a salve ma resa ancora più pericolosa nell’aspetto dalla rimozione del tappo rosso e dalle modifiche tecniche che le erano state apportate – dettaglio, quest’ultimo, di non poco conto sul piano della valutazione penale della vicenda – è stata naturalmente sequestrata.

L’arma modificata, il video virale e la denuncia per minacce

La circostanza che la pistola fosse manomessa, e cioè alterata per renderla verosimilmente più simile a un’arma vera o comunque privata di quegli accorgimenti che la legge prescrive per distinguere gli strumenti inoffensivi da quelli offensivi, assume un rilievo specifico nell’inquadramento giuridico del fatto -2. Il porto in pubblico di una scacciacani senza il tappo rosso, infatti, integra di per sé la contravvenzione di porto di strumenti atti ad offendere, proprio perché l’oggetto, nella sua apparenza, diventa indistinguibile da una pistola autentica e capace di creare un concreto allarme sociale, oltre che di intimorire la vittima come se l’arma fosse vera -5. Nel caso specifico, poi, all’atto intimidatorio si è aggiunta la minaccia esplicita, quel “Ti sparo” che ha trasformato un gesto già grave di per sé in un vero e proprio reato contro la persona.

Parallelamente alla presa in carico del minorenne da parte dei carabinieri, all’interno dell’istituto e tra i banchi di scuola si è scatenata una dinamica parallela, tipica di questi tempi, fatta di chat di classe e messaggi che ronzavano di telefono in telefono. Una sorta di caccia al responsabile della fuga di notizie, o meglio, alla persona che aveva diffuso il video, è iniziata tra i banchi: l’obiettivo, per alcuni, era scoprire chi avesse fatto la soffiata, chi avesse “tradito” il gruppo consegnando alla vittima la prova del gesto, e la tensione tra gli studenti, come spesso accade in questi frangenti, si è spostata dalla minaccia subita alla riprovazione verso chi ha permesso che venisse alla luce.

Il quattordicenne, una volta condotto in caserma e posto di fronte alla sua responsabilità, avrebbe avuto un crollo emotivo, lasciando cadere quella maschera di spavalderia che forse aveva indossato in classe e scoppiando in lacrime di fronte agli inquirenti. Le sue lacrime, per quanto umanamente comprensibili, non cancellano però la realtà di quanto accaduto: la procura per i minorenni è stata informata e per lui è scattata una denuncia formale per minacce aggravate, un provvedimento che apre ora la strada a un iter giudiziario che dovrà fare piena luce sui fatti, sulle eventuali responsabilità e sulle dinamiche personali e relazionali che hanno potuto portare un ragazzino di quattordici anni a portare un’arma in classe e a puntarla contro un suo pari.

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