Le pagelle del Napoli-Milan: Politano accende la rimonta, Conte sorpassa e allunga in classifica

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La trentunesima giornata di Serie A, quella che consegna al Napoli il secondo posto in solitaria alle spalle di una capolista ormai lontana, si tinge di azzurro al Diego Armando Maradona. Il 3-4-2-1 schierato da Antonio Conte, privo del suo terminale offensivo principale Hojlund – le cui condizioni, va detto, richiederanno esami più approfonditi per stabilire tempi e natura del problema fisico – ha retto l’urto di un Milan generoso ma alla fine inefficace, trovando nei cambi la svolta decisiva. A firmare la prestazione più lucida è stato Matteo Politano, subentrato nella ripresa e subito capace di imprimere quella svolta che il match, bloccato sullo 0-0, sembrava non volere offrire a nessuno. La sua valutazione (7) lo incorona come il migliore in campo, una sorta di jolly tecnico che ha spezzato l’equilibrio quando ormai molti temevano un passivo rinvio delle ambizioni europee del club partenopeo.

L’undici titolare e la solidità di un gruppo senza attaccanti

Il Napoli sceso in campo (Milinković-Savić 6; Juan Jesus 6.5, Buongiorno 6, Olivera 6.5; Gutiérrez 6, Lobotka 6, Anguissa 6, Spinazzola 6.5; De Bruyne 6, McTominay 6; Giovane 6) ha mostrato un volto innanzitutto compatto, quasi geometrico nella sofferenza. La prestazione del giovane Giovane, chiamato a sostituire Hojlund dal primo minuto, è stata promossa con riserva: il voto (6) premia l’impegno e la dedizione, più che la brillantezza sotto porta, mentre la retroguardia retta da Juan Jesus (poi uscito al 40' della ripresa per far posto a Beukema) ha retto bene l’urto delle ripartenze milaniste. L’assenza di una punta di peso, circostanza che aveva fatto temere una giornata storta per i padroni di casa, è stata invece compensata dalla capacità del collettivo di non scoprirsi mai, attendendo l’errore avversario. Dal 25' della ripresa Alisson (6.5) ha dato freschezza alla manovra, così come Politano (subentrato al 29' della ripresa a Spinazzola) ha cambiato letteralmente l’inerzia del confronto.

Le voci del dopo partita: Scotto, Marocchi e il metodo Conte

A margine del successo per 1-0, che proietta il Napoli a +8 sulla quinta in classifica – un margine che blinderebbe di fatto la prossima Champions League a cinque giornate dal termine – sono piovuti diversi commenti tecnici da parte di osservatori ed ex calciatori. Giovanni Scotto, attraverso il proprio profilo X, ha sintetizzato il succo dell’operazione partenopea con una frase secca: “Un Napoli senza attaccanti batte il Milan, lo scavalca e conquista il secondo posto”. L’osservazione del giornalista non si è limitata al dato cronachistico, ma ha elogiato la capacità di Conte di spremere fino all’ultima goccia il potenziale di una rosa che, va ricordato, era partita con obiettivi ben diversi. Dall’altra parte, Giancarlo Marocchi, opinionista di Sky Sport, ha fornito un raffronto che in molti hanno ripreso: “Ha vinto Conte perché ha cambiato sullo 0. Allegri no, sullo 0. È un qualcosa in più che ha fatto”. La frase, che rimanda a una celebre critica nei confronti dell’allora tecnico della Juventus, serve a Marocchi per sottolineare la tempistica delle sostituzioni azzurre, avvenute prima dello svantaggio e non a risultato compromesso.

Il sorpasso che pesa e la corsa verso traguardi più ambiziosi

Il sorpasso sul Milan, concretizzatosi nella notte del Maradona, garantisce al Napoli di restare saldamente al secondo posto e di poter ancora sperare – come ammette lo stesso Miguel Gutiérrez, cauto ma non troppo – in un’aritmetica che avvicini traguardi ben più prestigiosi della semplice qualificazione alla Coppa dai grandi occhi. Le parole del laterale spagnolo, che Conte ha imparato a conoscere come uno dei pochi a non guardare mai oltre l’impegno immediato, rivelano una squadra che ha fatto del carattere e della solidità il proprio marchio di fabbrica. In questo senso, la prestazione di chi è subentrato dalla panchina (Politano su tutti, ma anche l’innesto di Elmas a partita inoltrata) ha confermato la profondità di un gruppo che, anche quando privo dei suoi interpreti principali, sa trovare le geometrie per fare male. L’assenza pesante di Hojlund, per la quale si attendono comunque aggiornamenti dagli esami strumentali, non ha quindi rappresentato una scusante, bensì un’ulteriore prova di maturità per una compagine che ormai non teme più nessuno, tranne forse se stessa.

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