Porcari, interrotta dal gas la vita di una famiglia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   “Correte, c'è un'emergenza, in casa ci sentiamo tutti male”. Queste, secondo quanto ricostruito, le ultime parole pronunciate al telefono dal figlio maggiore dei Kola prima che il silenzio calasse per sempre sull’abitazione di Rughi, nel comune di Porcari. Una richiesta d’aiuto, quella del ventiduenne Hajdar, che purtroppo giunse a soccorritori già impossibilitati a intervenire con la celerità necessaria, poiché il giovane, già in balia dei primi effetti dell’intossicazione, fornì un numero civico errato. Il killer invisibile, il monossido di carbonio generato da un guasto all’impianto di riscaldamento, non concesse scampo ad alcuno dei presenti: con Hajdar morirono il padre Arti, la madre Jonida e la sorella quindicenne Xhesika. La tragedia si consumò nella serata del 4 febbraio, in una casa che la famiglia di origini albanesi abitava da pochi mesi, dopo essere approdata a Porcari una decina di anni prima, e dove alcuni vicini, insospettiti, tentarono invano di svegliarli bussando alle finestre.

Il cordoglio e il sostegno di un paese

Il dolore per la perdita improvvisa e collettiva si è manifestato in modo palpabile già pochi giorni dopo la scoperta dei corpi, quando una veglia di preghiera ha riunito una folla commossa nella chiesa di San Giusto. Lacrime e un profondo senso di sgomento hanno accompagnato quella liturgia, diventata l’occasione per un primo, collettivo abbraccio attorno al vuoto lasciato dai quattro congiunti. Un’ondata di solidarietà, peraltro, ha portato all’avvio spontaneo di una raccolta fondi finalizzata a coprire le spese per i funerali e per il successivo trasporto delle salme in Albania, segno tangibile del legame che la famiglia era riuscita a costruire nel territorio.

Le indagini in corso per accertare le responsabilità

Parallelamente al lutto, procedono le indagini coordinate dalla magistratura per fare piena luce sulla dinamica dei fatti e sulle eventuali responsabilità. I investigatori stanno attendendo con particolare interesse i risultati dei test tossicologici, fondamentali per determinare con precisione i livelli di avvelenamento da CO riscontrati in ciascuna vittima. Contemporaneamente, i tecnici incaricati stanno esaminando minuziosamente la caldaia e l’intero sistema di riscaldamento dell’alloggio, alla ricerca di possibili malfunzionamenti, manomissioni o carenze nella manutenzione che possano aver innescato la fuoriuscita letale del gas.

Un dramma che riaccende i riflettori su un pericolo sempre in agguato

La sciagura di Porcari, al di là degli sviluppi giudiziari, riporta drammaticamente all’attenzione un rischio domestico troppo spesso sottovalutato, nonostante le ripetute campagne di prevenzione. Il monossido di carbonio, inodore e incolore, agisce infatti in modo subdolo, rendendo le vittime incoscienti prima che possano rendersi conto del pericolo, come purtroppo dimostra l’episodio del numero civico sbagliato. Questa tragedia, una delle più gravi nel suo genere avvenute nella provincia lucchese negli ultimi anni, serve da cupo monito sull’importanza della corretta installazione e della periodica verifica degli apparecchi a combustione, unici strumenti per scongiurare simili, irreparabili lutti.

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