Spalletti difende Kalulu e punge Chivu: “Inaccettabile che si prenda del bischero, da lui non me l’aspettavo”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La testa, si sa, deve già andare al Galatasaray e a quei playoff di Champions League che valgono una stagione, con un Victor Osimhen capace di fare da padrone nell’area di rigore e un Mauro Icardi, vecchia conoscenza del campionato italiano, pronto a sfruttarne le sponde e i movimenti -2-5. Eppure, il pensiero di Luciano Spalletti, alla vigilia della delicata trasferta turca della sua Juventus, è tornato a indugiare su quanto accaduto a Milano, su quel derby d’Italia che ha lasciato il segno non solo nel risultato, ma anche e soprattutto nel clima tesissimo che si è generato attorno all’episodio chiave della partita. Perché il tecnico di Certaldo, nella conferenza stampa di presentazione del match di Istanbul, non ha potuto esimersi dal rispondere a tono a Cristian Chivu, il suo omologo nerazzurro, reo ai suoi occhi di aver oltrepassato il limite nella discussione relativa all’espulsione di Pierre Kalulu.

Il riferimento è a quelle dichiarazioni post-partita in cui Chivu, anziché riconoscere l’evidente simulazione di Alessandro Bastoni – quel tuffo che ha ingannato l’arbitro La Penna e portato al secondo giallo per il difensore francese – aveva invece puntato il dito contro la presunta ingenuità di Kalulu, suggerendo che, essendo già ammonito, avrebbe dovuto tenere le mani a posto e non offrire il fianco alla giocata dell’avversario -7-8. Parole che a Spalletti sono parse non solo pretestuose, ma profondamente ingiuste nei confronti del suo giocatore. La replica, arrivata a distanza di giorni, è stata netta e carica di amarezza: “Kalulu è un bravissimo ragazzo, una persona perbene”, ha esordito l’allenatore bianconero davanti ai giornalisti. “Oltre ad aver subito due torti colossali, deve anche prendersi del ‘bischero’ dall’allenatore avversario che gli dice come dovrebbe comportarsi. Questa è una cosa difficilmente accettabile e che non mi sarei mai aspettato da Chivu” -1-4-8.

L’amarezza per le parole del collega e il rispetto per un professionista

La stoccata è precisa e il tono, pur controllato, lascia trasparire tutto il disappunto per quella che percepisce come una mancanza di rispetto gratuita. Spalletti conosce bene Chivu, probabilmente dai tempi in cui incrociavano i loro destini nel calcio italiano, e proprio per questo la sua delusione è ancora più profonda. Ha rimarcato come l’ex difensore rumeno, da professionista navigato, avrebbe dovuto mostrare maggiore equilibrio, magari riconoscendo l’errore tecnico del suo giocatore invece di cercare giustificazioni inesistenti. E, quasi a voler sottolineare la sua signorilità, ha aggiunto di avere materiale a sufficienza per ribaltare le accuse e parlare a sua volta di certi atteggiamenti tenuti in campo dai calciatori dell’Inter, ma che non avrebbe mai voluto farlo, e che forse lo stesso Chivu, a mente fredda, si sarà reso conto di aver sbagliato approccio -1-4.

L’episodio, come spesso accade in questi casi, ha rapidamente travalicato i confini della semplice cronaca sportiva per trasformarsi in un caso nazionale, sollevando interrogativi che vanno al di là della singola partita. Al centro del dibattito è finita la stessa onestà del gesto atletico, un valore che per Spalletti rappresenta un pilastro fondamentale del gioco. Sulla simulazione di Bastoni, infatti, il tecnico non ha usato mezzi termini, definendola una pratica che offende il calcio e la professionalità di chi lo pratica. Non ha voluto, tuttavia, alimentare ulteriormente la polemica, dichiarandosi stanco di tornare su quell’episodio specifico: il suo compito, ha spiegato, non è piangersi addosso o lamentarsi dei torti subiti, ma lavorare per portare la sua squadra a un livello tale che nessun episodio, nemmeno uno sfavorevole, possa determinare il destino di una partita -3-7.

Il futuro di Bastoni in nazionale e la concentrazione sulla sfida turca

Naturalmente, la domanda su una eventuale esclusione di Bastoni dal giro della nazionale come conseguenza del suo comportamento è sorta spontanea, ma Spalletti, da ex commissario tecnico, ha chiuso immediatamente il discorso, dimostrando grande rispetto per il ruolo che non ricopre più. Ha tenuto a sottolineare come Gennaro Gattuso, l’attuale ct, debba essere lasciato completamente libero di operare le sue scelte, senza condizionamenti esterni di sorta, e che quella sua precedente esperienza sulla panchina azzurra, nonostante tutto, resta un dispiacere che si porterà comunque dentro -3-7-8. Ora, però, l’attenzione è tutta proiettata sul presente e sul futuro immediato, su quella sfida contro il Galatasaray che si preannuncia infuocata. Perché se a Istanbul c’è un sole verticale capace di illuminare ogni angolo del campo e mettere a nudo ogni incertezza, come ha efficacemente metaforizzato Spalletti, la sua Juventus non può permettersi distrazioni -1-9. Dovrà fare a meno di giocatori importanti, valutare le condizioni di Thuram e sciogliere il nodo in attacco, dove l’ipotesi di schierare McKennie come falso nue resta concreta, ma l’obiettivo è chiaro: tenere lontano il pallone da due attaccanti che, per usare le sue parole, potrebbero davvero riempire l’enciclopedia del numero nove per qualità e caratteristiche -2-9.

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