Auto, mercato in ripresa e transizione ecologica accelera in Europa: i dati di maggio 2026
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Non c’è da festeggiare, ma un sorriso si può pure abbozzare. Nonostante, fra guerre e tensioni internazionali, il quadro economico non stappi certo champagne. Invece, il supermarket dell’auto va. Le vendite sono in ripresa e nei primi 5 mesi dell’anno il bilancio è positivo, sia in Europa che in Italia. Soprattutto nella Penisola, che fra i 5 grandi paesi è quello che è cresciuto di più come immatricolazioni, un incremento che nel periodo ha sfiorato la doppia cifra.
Un mercato in crescita ma con il freno a mano tirato
A maggio, le consegne sono aumentate del 7,6% su base annua, mentre da gennaio la salita è del 9,4%. Nel continente l’impennata è più cauta: le cifre indicano rispettivamente un +3,6% e un +4,5%. Per non illudersi troppo, conviene ricordare che ai conti manca ancora il 13% a livello nazionale e il 19% a quello europeo se il confronto è con il 2019, l’anno intero prima della crisi pandemica.
Alle nostre spalle come crescita, da gennaio a maggio, ci sono il Regno Unito (+8,7%), la Spagna (+5,8%), la Germania (+3,6%), mentre la Francia è sostanzialmente stabile (-0,6%, ma nell’ultimo mese ha registrato un +3,7%).
Elettriche e ibride: la carica dei numeri
Le vetture elettrificate, non c’è dubbio, dilagano. Quelle senza un minimo di elettrificazione stanno diventando una nicchia anche nel Belpaese. Le ibride hanno superato la metà del mercato, mentre il vecchio diesel, fino a un lustro fa protagonista incontrastato, è sceso a cifra singola e diventa sempre più una razza in via d’estinzione. A maggio in Italia ha perso un ulteriore 30% rispetto a un anno fa e, con 10 mila consegne, vanta una quota di poco superiore al 5%.
Nell’ultimo mese, le elettriche pure più le plug-in (categoria ECV) hanno raggiunto percentuali ragguardevoli: il 41% nel Regno Unito (BEV 27,3%, PHEV 13,8%), il 37% in Germania (BEV 25,0%, PHEV 11,7%), il 35% in Francia (BEV 29,1%, PHEV 6,0%) e il 23% in Spagna (BEV 10,8%, PHEV 12,3%). L’Italia è il fanalino di coda fra i 5 grandi paesi con le ECV al 18,9% (BEV 8,8%, PHEV 10,1%). Nel continente, a maggio sono state immatricolate 268 mila auto full electric, il 40% in più rispetto allo stesso mese dello scorso anno.
Il peso delle novità e la concorrenza cinese
Diverse possono essere le motivazioni di questa "ripresina", una su tutte l’arrivo di tante novità. Di tutti i tipi e da parte della maggior parte dei costruttori, sia i nuovi players, sia i brand tradizionali che non sono rimasti a guardare. Il differenziarsi dell’offerta e il conseguente aumento della concorrenza hanno scosso il panorama, portando una ventata di entusiasmo fra gli automobilisti di fronte a una scelta più ampia e articolata.
Da una parte, c’è l’indiscutibile spinta dei costruttori cinesi che si stanno muovendo con molto dinamismo, inserendosi in tutti i segmenti del mercato, soprattutto dal punto di vista delle alimentazioni. Come era prevedibile, per rallentare lo sbarco sono stati del tutto inutili i dazi imposti da Bruxelles alle vetture BEV perché il grande paese orientale è preparato su tutti i fronti per quanto riguarda l’automotive.
La transizione si fa strada ma l’Italia resta indietro
La vigorosa accelerazione ha dato un impulso anche alle emissioni medie delle vetture immatricolate. In Germania, nonostante i modelli abbiano dimensioni mediamente maggiori delle nostre, le emissioni medie delle auto nuove sono scese per la prima volta sotto i 100 grammi al chilometro. Nella Penisola siamo ancora al di sopra ma, in poco più di due anni, siamo scesi da 123 g/km a 106 g/km. Le percentuali di crescita per le elettriche in Italia sono forti, con un aumento a maggio di oltre l'85% e nei 5 mesi di più del 75%.
Crescita robusta anche per le PHEV, le plug-in, che peraltro hanno una fiscalità favorevole come auto aziendali: +70% nell’ultimo mese, +90% da gennaio a maggio. Percentuali importanti, ma volumi ancora contenuti che non spingono le due categorie insieme a superare il 20% del totale mercato italiano, un risultato che invece ha già messo in cassaforte l’Europa, con picchi superiori al 50% in alcuni paesi.




