Sanremo 2025: tra novità e stereotipi, il Festival che divide

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il Festival di Sanremo 2025 si è chiuso lasciando dietro di sé un mix di emozioni, polemiche e riflessioni. La vittoria di Olly, artista emergente che ha conquistato il pubblico con la sua freschezza, ha rappresentato una svolta rispetto alle attese di molti, che davano per scontato il trionfo di Giorgia, considerata da più parti un’icona indiscussa. Eppure, nonostante il successo della novità, il palco dell’Ariston ha continuato a riproporre stereotipi e dinamiche che sembrano ormai radicati nella kermesse.

La vittoria di Olly, paragonabile a quella del “primo della classe” che sorprende ma non troppo, ha acceso i riflettori su una tendenza che da anni caratterizza il Festival: la ricerca della storia speciale, del colpo di scena, dell’artista che, partendo dal basso, riesce a scalare le classifiche. Un modello che, se da un lato premia il talento emergente, dall’altro rischia di ridurre la competizione a una mera corsa alla novità, spesso a discapito di artisti consolidati come Giorgia, esclusa dalla cinquina finale a causa del televoto.

Guardando al di là delle canzoni, Sanremo 2025 ha offerto uno spettacolo visivo che, pur ricco di look iconici e campagne pubblicitarie, ha lasciato poco spazio alla libertà creativa. I costumi, spesso ridotti a mere operazioni di marketing, hanno fatto discutere, soprattutto se confrontati con gli abiti storici che hanno segnato le edizioni passate. Chi non ricorda, ad esempio, il celebre abito corto di Loredana Berté o i vestiti metallici di Anna Oxa? Quest’anno, invece, i look sono sembrati più prevedibili, privi di quella carica innovativa che aveva caratterizzato le dive degli anni ’70 e ’80.

Non sono mancati, tuttavia, momenti di grande impatto emotivo e simbolico. L’intervento del Papa attraverso un video messaggio e la performance congiunta dell’israeliana Noa (Achinoam Nini) e della palestinese Mira Awad hanno rappresentato un forte segnale di pace, anche se alcuni hanno sottolineato l’assenza di un messaggio altrettanto significativo tra artisti russi e ucraini.

Sul fronte organizzativo, la conduzione di Carlo Conti, affiancato da Jerry Scotti e Antonella Clerici, ha garantito la consueta professionalità, con un’edizione che ha saputo coinvolgere anche le nuove generazioni. L’interazione della Gen Z sui social e sulle piattaforme on demand è stata infatti uno dei tratti distintivi di questa edizione, segno che il Festival, nonostante le critiche, continua a evolversi mantenendo un forte legame con il pubblico.

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