Fedez contro Ghali, la resa dei conti tra i rapper sul conflitto di Gaza
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La scena musicale italiana è attraversata da una polemica di rara asprezza, che ha per protagonisti due dei suoi nomi più noti. A innescare il confronto, dalle tonalità particolarmente accese, è stato un intervento di Ghali, il quale, attraverso un post sociale pubblicato in concomitanza con lo sciopero nazionale per la Flotilla, ha lanciato un'accusa gravissima ai colleghi. Secondo il cantante di origini tunisine, il silenzio osservato da molti sulla crisi umanitaria a Gaza equivarrebbe a una complicità con quanto da lui definito, senza mezzi termini, un "genocidio", arrivando a dichiarare, con una frase divenuta immediatamente virale, che "il rap è morto".
La replica a muso duro di Fedez
La risposta di Fedez, giunta con qualche giorno di ritardo all'interno del suo podcast "Pulp", non si è fatta attendere ed è suonata come una stoccata diretta e personale. L'artista milanese, che in passato è stato legato a Ghali da una solida amicizia, ha costruito la sua replica su due linee argomentative principali, entrambe mirate a smontare la posizione del collega. Da un lato, Fedez ha rimarcato con forza la propria precoce attenzione a certe tematiche, domandandosi, con un tono retorico e provocatorio, dove si trovasse Ghali undici anni fa, quando lui stesso, a suo dire, affrontava già pubblicamente queste questioni spinose.
L'accusa di incoerenza e i contratti con i brand
La seconda parte della contestazione ha toccato invece il delicato tema dell'incoerenza, spostando il dibattito sul piano delle scelte professionali e commerciali. Fedez, infatti, ha rinfacciato all'altro rapper di aver, nel corso della propria carriera, intrattenuto rapporti di lavoro e percepito compensi da "brand che sostengono Israele". Questa osservazione, che punta a mettere in discussione l'autorevolezza della critica mossagli, è stata ulteriormente radicalizzata da un sospetto espresso in chiusura: la speranza, dichiarata non senza una vena di sarcasmo, che il post di denuncia non celasse in realtà l'annuncio promozionale di un nuovo singolo.
Una frattura che va oltre la musica
Lo scontro, che ha immediatamente infiammato i social network dividendo i sostenitori delle due fazioni, sembra dunque trascendere la semplice disputa tra artisti per investire questioni di sostanza e di metodo. Al di là delle reciproche accuse, che qualcuno ha etichettato come una resa dei conti tra due visioni antitetiche dell'impegno pubblico, l'episodio ha il merito di aver portato alla luce, seppur in forme così conflittuali, il dibattito sul ruolo degli intellettuali e delle figure popolari di fronte a crisi internazionali di così vasta portata, un tema che tocca le corde più profonde della responsabilità individuale e collettiva.




