Il viaggio della fiamma olimpica, sogno e adrenalina per i tedofori delle città
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Redazione Sport
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L’attesa, che stringe lo stomaco come prima di una gara importante, è ormai agli sgoccioli per i cinque di Ancona. Rossi, Marini, Barontini, Casadei e Occhinero, infatti, il 4 gennaio prossimo prenderanno in mano il testimone di fuoco per condurlo, passo dopo passo, da Marina Dorica fino al cuore di piazza Cavour. Un percorso cittadino, quello in programma tra le 17,52 e le 19,30, che rappresenta per loro – atleti abituati a ben altre competizioni – il coronamento di un sogno carico di un valore simbolico universale, quello di pace e amicizia, che trasuda da ogni racconto e da ogni dichiarazione. Un’emozione, la loro, che si traduce in un entusiasmo palpabile e che si misurerà con l’adrenalina unica di un momento destinato a rimanere nella memoria.
Il lungo cammino della torcia sulla Penisola
Quella fiamma, dopo essere stata accesa secondo l’antico rituale a Olimpia, è tornata sulla terraferma italiana a Reggio Calabria, dove il braciere è stato nuovamente acceso seguendo la tappa siciliana. Il passaggio sullo Stretto di Messina ha segnato, di fatto, la ripresa ideale di una staffetta partita da Roma lo scorso 6 dicembre e che, macinando circa dodicimila chilometri, attraverserà tutte le regioni e toccherà oltre trecento comuni. Un viaggio nazionale, il cui arrivo finale è fissato a Milano per il 6 febbraio, data in cui si alzerà il sipario sui Giochi invernali di Milano-Cortina. Un percorso che, nel suo dispiegarsi, sta già mobilitando folle e passioni lungo lo Stivale.
Storie di sport e di territorio lungo il tragitto
Ad accogliere il simbolo olimpico a Taranto, il 29 dicembre, ci sarà infatti Cataldo Quero, maestro di pugilato ed educatore nella palestra di famiglia. La sua designazione a tedoforo non è casuale: egli rappresenterà la boxe, disciplina dalle radici antichissime – già praticata nell’antica Grecia – e portatrice di valori come lealtà e rispetto, che oggi sono parte integrante dello spirito olimpico. A Catanzaro, intanto, il passaggio della carovana ha già generato un’accoglienza festosa, con una grande folla radunatasi nei pressi del porto per salutare l’arrivo della torcia da Lamezia Terme. Tra i primi a percorrere i chilometri del tratto urbano, un drappello di atleti di colore di una storica associazione sportiva locale di atletica leggera, a dimostrazione di come il fuoco di Olimpia riesca a coinvolgere e unire realtà molto diverse tra loro.
L’unione di simboli e percorsi individuali
Ognuno di questi momenti, che si tratti del traguardo di un tedoforo anconetano o dell’impegno di un maestro di boxe a Taranto, contribuisce a tessere la trama di un racconto collettivo. La fiamma, che avanza di città in città, non fa che intersecarsi con le storie personali di chi ha il privilegio di portarla, con la dedizione degli atleti che la scortano e con la curiosità di chi, bambino o adulto, si affolla lungo il percorso per osservarla. È un evento che, pur nella sua grandiosità e nel suo dispiegamento mediatico, trova la sua forza più autentica in questi frammenti di partecipazione locale e in quell’emozione diretta, fatta di attesa e di pochi, intensi minuti di corsa sotto il peso di un simbolo millenario.




