Sarah Mullally intronizzata a Canterbury, Leone XIV scrive: “Proseguire nel dialogo nella verità e nella carità”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nella cattedrale di Canterbury, con il rito che da secoli segna il passaggio di consegne tra i primati d’Inghilterra, Sarah Mullally ha assunto ufficialmente il proprio ministero. Un’investitura formale, quella avvenuta alla presenza dei principi del Galles, William e Kate Middleton, che sancisce per la prima volta nella storia ultra millenaria della diocesi l’ascesa di una donna al soglio arcivescovile. Ex infermiera per trentacinque anni nel servizio sanitario nazionale, la 64enne era già stata eletta lo scorso gennaio, ma solo con la cerimonia di ieri – scandita dal tradizionale colpo di pastorale alla porta ovest della basilica prima di prendere possesso della cattedra di Sant’Agostino – ha pienamente avviato il proprio ruolo alla guida della Chiesa d’Inghilterra e, simbolicamente, dell’intera Comunione anglicana.

Un gesto che apre il capitolo delle relazioni ecumeniche

Nel giorno in cui la nuova arcivescova si è insediata ufficialmente, davanti a una platea di rappresentanti delle istituzioni che includeva il primo ministro Keir Starmer e i due Speaker dei rami del Parlamento, è arrivato il messaggio di Leone XIV. Un testo, quello del pontefice, che evita la sola formula di circostanza per inserirsi con decisione nel solco del dialogo intrapreso dai suoi predecessori: “Proseguire nel cammino del dialogo nella verità e nella carità”, ha scritto, sottolineando la portata di un passaggio che per tradizione va oltre il contesto nazionale per collocarsi nell’equilibrio più ampio delle relazioni tra le Chiese cristiane. Un inciso, quello vaticano, che trasforma l’intronizzazione – un evento già carico di significati giuridici per la Chiesa anglicana – in una tappa pubblica del confronto ecumenico.

L’occhiata severa di Kate e l’incidente fuori dalla cattedrale

Se la liturgia si è svolta senza intoppi all’interno della cattedrale, fuori dal sagrato il vento ha creato qualche attimo di apprensione. Kate Middleton, giunta con il marito per rappresentare la Corona, è stata messa in difficoltà da forti raffiche poco prima dell’ingresso; un imprevisto che l’ha costretta a gestire con prontezza abiti e copricapo, ma che non le ha impedito, secondo quanto immortalato dai fotografi, di rivolgere un’occhiata severa a William poco prima della funzione. Nessuna parola di rimprovero è trapelata – né avrebbe potuto, nel cerimoniale rigido dell’evento – ma quel gesto, rapido e deciso, è bastato a delineare un rapporto di complicità e gerarchia informale che non è passato inosservato tra i cronisti presenti.

Un sermone che non dimentica gli abusi e la folla fuori dalla cattedrale

Durante l’omelia, Mullally ha scelto di indirizzare il proprio pensiero a un tema che rappresenta una delle ferite più dolorose per le istituzioni religiose. “Portiamo le vittime e i sopravvissuti agli abusi nei nostri cuori e nelle nostre preghiere”, ha detto, senza sfumature retoriche, collocando quell’impegno al centro del proprio mandato. Una scelta, quella di nominare esplicitamente il peso degli scandali che hanno scosso la Chiesa, letta dagli osservatori come un tentativo di tracciare una linea netta con il passato. Al termine della funzione, la nuova arcivescova è stata accolta da una grande folla radunata all’esterno della cattedrale; un’accoglienza che ha restituito l’immagine di un’istituzione che, nonostante le tensioni interne e le divisioni dottrinali che attraversano la Comunione anglicana, cerca di ritrovare un contatto diretto con i fedeli.

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