Il governo nel mezzo della bufera tra l’attacco all’Iran e l’imbarazzo per Crosetto rimasto bloccato a Dubai

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La crisi improvvisa esplosa in Medio Oriente, con l’offensiva congiunta di Stati Uniti e Israele che ha portato alla morte della Guida suprema iraniana Ali Khamenei e alle conseguenti rappresaglie di Teheran, ha colto l’Italia in una posizione quanto meno scomoda, sollevando un vespaio di polemiche che investe direttamente Palazzo Chigi e il ministro della Difesa, Guido Crosetto. Se la gestione della fase emergenziale procede tra riunioni convocate dalla presidente del Consiglio e la costante attività della Farnesina per mettere in sicurezza i circa quattrocento connazionali presenti in Iran e quelli rimasti temporaneamente bloccati negli Emirati Arabi, ciò che ha monopolizzato il dibattito politico è la circostanza – rivelatasi poi decisamente imbarazzante – del titolare della Difesa sorpreso dagli eventi lontano dall’Italia, precisamente a Dubai, dove si trovava per un periodo di ferie con la famiglia.

Lo stesso Crosetto, che gode di una reputazione trasversale e di una stima che valica i confini della maggioranza, ha prontamente chiesto scusa, addossandosi la responsabilità di una scelta che, a posteriori, ha definito forse poco opportuna per un ministro in un momento così delicato, spiegando di aver voluto rimanere accanto ai suoi due figli, che ha poi personalmente accompagnato in pulmino fino a Mascate, in Oman, per metterli al sicuro prima di rientrare in Italia. Tuttavia, al di là della vicenda personale e delle scuse, ciò che ha lasciato più di un interrogativo negli osservatori e nell’opposizione è l’apparente assenza di un qualsiasi sentore, di un pur minimo sospetto da parte del nostro ministro della Difesa riguardo a quanto stava per materializzarsi per iniziativa di due Paesi, Washington e Gerusalemme, che sono pur sempre, e a tutti gli effetti, alleati e amici dell’Italia.

Le ricostruzioni fin qui emerse, comprese le comunicazioni ufficiali del ministro degli Esteri Antonio Tajani, confermano che l’Italia non è stata avvertita preventivamente dell’operazione; la chiamata del collega israeliano Gideon Sa’ar è arrivata a cose già in corso, con gli aerei ormai in volo verso i loro obiettivi. Una dinamica, questa, che ha spinto le opposizioni a un attacco frontale, parlando di una preoccupante marginalità del nostro Paese sullo scacchiere internazionale nonostante la premier Giorgia Meloni rivendichi un rapporto personale stretto con il presidente americano Donald Trump, tornato alla Casa Bianca. La sensazione, per dirla con le parole del leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, è che l’Italia abbia perso dignità politica e peso specifico, ritrovandosi a inseguire eventi bellici di portata storica senza nemmeno essere stata messa a parte dei piani dei propri alleati.

L’opposizione all’attacco: “Il governo fermi le operazioni, il diritto internazionale è stato calpestato”

Le reazioni delle forze di minoranza non si sono fatte attendere e sono apparse particolarmente dure, andando ben oltre la mera polemica sulla posizione geografica del ministro Crosetto nel weekend dell’escalation. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha chiesto con insistenza che sia la presidente del Consiglio a riferire in Aula, definendo gli sviluppi della crisi drammatici e sottolineando come sia a rischio molto più della sola sicurezza regionale. Secondo la leader dem, di fronte all’ennesima violazione del diritto internazionale, l’Italia non può rimanere in silenzio né limitarsi a prendere atto delle iniziative altrui, ma dovrebbe adoperarsi attivamente per fermare le operazioni militari in corso, riprendendo con urgenza la via negoziale e quella diplomatica. Un richiamo esplicito, il suo, all’articolo 11 della Costituzione, che ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli.

Ancora più netta è stata la presa di posizione di Alleanza Verdi e Sinistra, con i co-portavoci Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni che hanno denunciato senza mezzi termini come il diritto internazionale sia stato ridotto a carta straccia da Trump e dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. In una nota diffusa all’indomani dell’attacco, i due esponenti hanno parlato di una logica di dominio militare che mira a controllare le risorse energetiche, e hanno espresso solidarietà al popolo iraniano, in particolare a quelle donne e quei giovani che da tempo lottano per la libertà contro il regime degli Ayatollah, sottolineando però che la democrazia non si esporta certo con le bombe. Bonelli, in particolare, ha ricordato come in passato operazioni simili abbiano portato solo a guerre civili e destabilizzazione, citando i precedenti iracheno e libico.

Il Movimento 5 Stelle, attraverso i suoi rappresentanti locali come il gruppo dell’Empolese-Valdelsa, ha invece messo l’accento sulle pesanti ricadute economiche che l’escalation comporterà, ricadute che andranno a gravare in maniera particolare sui bilanci delle famiglie meno abbienti, verso le quali il governo Meloni avrebbe già dimostrato in passato una scarsa attenzione. Uno scenario di cupa regressione, è stato evidenziato, dove anziché un’evoluzione della società verso il dialogo e la pace si assiste al ritorno prepotente della legge del più forte, con il rischio concreto che il conflitto si allarghi a macchia d’olio coinvolgendo l’intera regione e con essa gli equilibri globali.

Le scuse del ministro e la gestione dell’emergenza tra connazionali e basi militari

Mentre il fronte politico si infiamma, con la maggioranza che respinge al mittente le accuse definendole strumentali e miserabili, la macchina dello Stato prosegue il suo lavoro per garantire la sicurezza dei cittadini italiani nell’area. Il ministro Tajani, dopo aver partecipato a un Consiglio Affari Esteri straordinario dell’Unione Europea, ha ribadito come la priorità assoluta resti la tutela dei connazionali, confermando che l’ambasciata a Teheran è operativa e che i circa trecento militari italiani di stanza in Kuwait sono al sicuro. Preoccupazione, invece, per i danni riportati da un grattacielo ad Abu Dhabi, situato nelle vicinanze della nostra rappresentanza diplomatica, che ha comunque continuato a operare dalla residenza dell’ambasciatore.

Nel frattempo, Crosetto è rientrato a Roma con un volo militare, un Gulfstream partito da Pratica di Mare e andato a prelevarlo in Oman, non prima di aver provveduto a bonificare personalmente – come ha tenuto a precisare in un messaggio sui social – una somma tripla rispetto alla tariffa prevista per gli ospiti dei voli di Stato, per tagliare la testa al toro a chiunque volesse accusarlo di utilizzare mezzi pubblici per un rientro personale. Il ministro ha difeso la propria condotta spiegando che, anche da Dubai, ha continuato a coordinare la gestione della crisi e i contatti con i partner occidentali, e ha respinto con forza le critiche, definendo vergognoso chi strumentalizza una situazione creata da eventi, come l’attacco a Dubai, che negli scenari ipotizzati non erano considerati probabili, né nelle tempistiche né nelle modalità con cui si sono concretizzati.

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