Inter, la doppietta da 30 milioni che vale più dello scudetto: Chivu a caccia del Double come Mourinho

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Una doppietta da quasi trenta milioni di euro, cifra che non rappresenta solo un tesoretto contabile ma il riscatto di una stagione sfumata sul fronte europeo. L’Inter, nella consapevolezza che la Champions League abbia già detto l’ultima parola (e non certo a favore dei nerazzurri), ha deciso di concentrare ogni energia residua sugli obiettivi domestici. Lo scudetto, che potrebbe arrivare già contro il Torino o al più tardi contro il Parma, rappresenta il primo atto di quella che la dirigenza e lo spogliatoio considerano una sorta di riparazione obbligata. Il secondo atto, invece, porta la firma di un vecchio eroe del Triplete, Cristian Chivu, il quale dalla panchina insegue quel Double che, nella storia dell’Inter, è riuscito soltanto a José Mourinho. Non casualmente il paragone finisce per evocare il 2010, anno magico per ogni tifoso interista, eppure oggi Chivu deve fare i conti con un’eredità inizialmente pesante: accolto con diffidenza quando ha preso il posto di un predecessore ingombrante, il tecnico rumeno può ora eguagliare il suo illustre modello.

Lo scudetto può attendere, Lautaro lo alzerà dopo il Verona

La pazienza, in casa Inter, non è mai stata una virtù particolarmente coltivata, ma stavolta il titolo può davvero aspettare. Non serviranno troppe settimane, si tratta solo di giorni – forse già domenica, o al massimo entro la trentacinquesima giornata – prima che la matematica consegni la coppa nelle mani di Lautaro Martínez. Il capitano argentino, come riportano le fonti più vicine alla società, alzerà il trofeo soltanto dopo l’ultima partita casalinga, quella contro il Verona valida per il trentasettesimo turno. Data e orario sono ancora da stabilire, e questa incertezza non impedisce alla squadra di mantenere alta la tensione. Nel frattempo Chivu, uno degli uomini che costruirono il Triplete in campo, punta al Double dalla panchina. Nessuno, dopo Mourinho, era riuscito a vincere campionato e Coppa Italia nella stessa stagione: l’allenatore nerazzurro ha dunque l’occasione di scrivere un piccolo pezzo di storia personale, senza però dimenticare che il percorso è ancora impervio.

Coppa Italia, il conto in sospeso con Fabregas

Domani sera andrà in scena il secondo atto della semifinale di Coppa Italia tra Inter e Como, una gara che – a differenza dell’andata – promette scintille. Allo stadio Sinigaglia finì 0-0, un risultato grigio che regalò poche emozioni ma che lasciò tutto in bilico. Stavolta le premesse sono diverse, perché Chivu e Cesc Fabregas (il tecnico dei lariani) non hanno mai trattato la competizione come un fastidio da gestire tra una partita di campionato e l’altra. Al contrario, l’hanno sempre considerata un’opportunità, una vetrina per misurare le proprie ambizioni. Come sottolinea la Gazzetta dello Sport, domani sera i due giovani allenatori si giocheranno la finale dell’Olimpico, in programma il 13 maggio, ripartendo appunto dallo 0-0 dell’andata. Per Chivu, in particolare, la posta è altissima: vincere la Coppa significherebbe tenere vivo il sogno del Double, mentre per Fabregas rappresenterebbe il primo grande scalpo in una semifinale nazionale.

La resa dei conti tra due ex campioni in panchina

C’è un’altra sfida, sottotraccia, che rende questa semifinale più intrigante del solito. Non si tratta soltanto di Inter contro Como, ma di due visioni opposte del calcio moderno, entrambe affidate a ex calciatori di altissimo livello. Chivu, che ha dovuto superare le diffidenze iniziali di una piazza abituata a vincere, si ritrova a un passo dall’eguagliare un mito come Mourinho. Fabregas, dal canto suo, ha già dimostrato di saper costruire un gioco coraggioso con mezzi inferiori. Il ritorno di domani sera sarà una resa dei conti vera e propria, senza possibilità di appello. Chi passa vola all’Olimpico, chi resta fuori dovrà accontentarsi di aver sfiorato l’impresa. L’Inter, forte del vantaggio psicologico di giocare in casa e della profondità di una rosa costruita per lottare su più fronti, parte favorita. Ma il Como, forte dell’orgoglio di chi non ha nulla da perdere, potrebbe rivelarsi un osso più duro del previsto. E Chivu lo sa bene.

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