G7 in Canada tra crisi globali e l’incognita Trump: Meloni vola a Kananaskis
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Redazione Esteri
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I venti di guerra, che da mesi spirano minacciosi sul Medio Oriente, si sono trasformati in un uragano. L’assedio israeliano a Gaza, la nuova offensiva contro i siti nucleari iraniani e la risposta di Teheran, che ha colpito lo Stato ebraico con una pioggia di missili, hanno reso ancora più fragile un equilibrio già precario. A migliaia di chilometri di distanza, il conflitto in Ucraina prosegue senza tregua, mentre l’ombra dei dazi americani continua a destabilizzare le economie globali. È in questo scenario, carico di tensioni, che i leader del G7 si ritrovano in Canada, tra le montagne innevate e i laghi incontaminati dell’Alberta, per un vertice che potrebbe rivelarsi decisivo.
Giorgia Meloni, atterrata a Calgary con la delegazione italiana, raggiungerà Kananaskis, dove il Pomeroy Mountain Lodge ospiterà i lavori. Il premier canadese Mark Carney, da poco insediato, si trova a gestire un summit che nessuno avrebbe immaginato così drammatico: non solo per la crisi mediorientale, ma anche per il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, elemento che getta un’ulteriore incognita sulle dinamiche diplomatiche. La sua presenza, già percepibile nelle discussioni sui dazi e nelle posizioni sull’Ucraina, rischia di stravolgere gli equilibri tradizionali del gruppo.
Mentre i servizi di sicurezza canadesi blindano la zona, i temi sul tavolo sono quelli di un mondo in fiamme: dal sostegno a Kiev, sempre più logorata dall’avanzata russa, al rischio di un’escalation nucleare in Medio Oriente, passando per le ripercussioni economiche delle sanzioni e delle guerre commerciali. L’Europa, divisa al suo interno, cerca una voce unitaria, ma le priorità di Trump – che punta a ricalibrare gli aiuti all’Ucraina e a rivedere gli accordi commerciali – potrebbero costringere gli alleati a rivedere le proprie strategie.




