Un vulcano si risveglia in Kamchatka dopo 600 anni: il legame con il terremoto
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Redazione Esteri
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Nella remota penisola della Kamchatka, nell’estremo oriente russo, il vulcano Krasheninnikov ha rotto un silenzio durato sei secoli. L’eruzione, iniziata nella serata di sabato, ha scagliato una colonna di cenere alta tra i 5.000 e i 6.000 metri, come confermato dal Kamchatka Volcanic Eruption Response Team. Le immagini diffuse dai media russi mostrano un pennacchio grigio che si staglia contro il cielo, trascinato dai venti verso il Pacifico.
Secondo Olga Girina, a capo del team di monitoraggio, l’evento potrebbe essere collegato al violento terremoto di magnitudo 8.8 che ha scosso la regione pochi giorni prima, innescando allerta tsunami fino alla Polinesia francese e al Cile. Lo stesso sisma aveva preceduto l’eruzione del Klyuchevskoy, il vulcano più attivo dell’area. Sebbene non vi siano prove definitive di un nesso causale, la prossimità temporale tra i due fenomeni solleva interrogativi tra gli esperti.
Il Krasheninnikov, la cui ultima attività risalirebbe al 1550 secondo il Programma Vulcanologico Globale dello Smithsonian Institution, era considerato dormiente. I satelliti russi, tra cui l’"Arktika-M" di Roscosmos, hanno catturato l’estensione del pennacchio, che si allunga per chilometri sopra l’oceano. La cenere, sebbene non minacci direttamente centri abitati, potrebbe avere ripercussioni sul traffico aereo e sugli ecosistemi locali.




